La tragedia greca

In questi due versi, tratti dal primo stasimo dell'Antigone di Sofocle, risiede tutta la complessità della tragedia greca. L'uomo è cantato come la creatura più meravigliosa dell'intero mondo e, nello stesso tempo, come la più terribile. Generazioni di studiosi si sono interrogate su come tradurre quell'aggettivo

che contiene in sé una vasta gamma di significati che vanno dal “mirabile” al “mostruoso”, senza mai riuscirci completamente. Geniale l'interpretazione che diede Holderlin, traducendolo come “smisurato” e cogliendo nella tragedia quella componente contraddittoria che le è propria: rappresenta il destino tragico dell'uomo ma anche la sua coscienza, la sua piccolezza e la sua grandezza, contemporaneamente.
Forse è proprio questo che affascina della tragedia: la sua complessità e, di conseguenza, l'impossibilità di capirla fino a fondo. Dalle origini oscure alla prematura fine: la tragedia attica sembra essere stata un miracolo durato circa un secolo e mai ripetutosi, nella sua grandezza, nel corso della storia. Un miracolo su cui molti si sono interrogati: leggiamo decine e decine di interpretazioni diverse, sulle singole tragedie e perfino sullo stesso genere teatrale. Schopenhauer esaltò la tragedia come la forma poetica più superba e ne indagò il vero significato, Nietzsche si domandò dove nacque lo spirito dionisiaco dell'uomo greco e come ebbe modo di manifestarsi tramite il teatro; parecchi altri studiosi si chiesero, e si chiedono ancora adesso, se lo spirito tragico sia presente anche al giorno d'oggi. Certo che sì, la riflessione tragica è comune ad ogni uomo, di qualsiasi epoca storica. La grandezza degli antichi greci, rispetto a noi, fu quella di esprimere magnificamente, tramite il teatro, la loro interpretazione del senso del tragico.
La tragedia, una delle più antiche forme di teatro, nacque nella Grecia classica del V secolo a.C. Analizzare le caratteristiche del genere è un compito molto arduo: da una parte per l'esiguo numero di testi pervenutoci, dall'altra per le differenze strutturali che esistono tra le tragedie che possiamo leggere oggi. Ciò che mi interessa indagare maggiormente non è comunque la “forma” della tragedia (struttura delle opere, caratteristiche del teatro ecc.), bensì il suo contenuto ed il suo significato. Esaminerò quindi i temi che affrontava e il modo in cui li affrontava, il significato della rappresentazione tragica e, di conseguenza, il ruolo che assumeva per il pubblico di quell'epoca.
Sappiamo che la funzione della tragedia attica non era semplicemente quella di uno spettacolo di intrattenimento, ma piuttosto quella di un rito collettivo della pòlis. Si svolgeva durante un periodo sacro e costituiva un momento di notevole importanza per le idee, i problemi e la vita politica e culturale dell'Atene democratica. C. Meier, nel suo saggio “
L'arte politica della tragedia greca”, sostiene che la tragedia, in un periodo di enormi responsabilità politiche e sconvolgimenti sociali come il V secolo a.C., serviva ai cittadini ateniesi come legame con una tradizione ormai destabilizzata. La tragedia narrava di un passato mitico, ma il mito diventava immediatamente metafora delle problematiche più profonde della società ateniese.