Seneca tragediografo

Le tragedie cothurnatae (ovvero di modello greco) di Seneca sono le uniche tragedie latine ad esserci pervenute in forma non frammentaria. Sono particolarmente indicative come documento della ripresa del teatro antico tragico nel mondo latino, rappresentano infatti il punto di arrivo della cosiddetta "tragedia retorica".

Dopo i tentativi inutili di promuovere questo genere in età augustea, nella successiva età giulio-claudia (27 a.C./68 d.C.) e nella prima età flavia (69 d.C./96 d.C.) gli intellettuali ricorsero alla tragedia per esprimere la propria opposizione al regime (la preferenza della democrazia rispetto alla tirannide è argomento comune di molte tragedie greche).

Le tragedie di Seneca sembra fossero destinate soprattutto alla lettura, anche se ciò non escludeva una possibile, seppur molto macchinosa, rappresentazione scenica. La lettura in pubblico presupponeva una maggiore importanza data alla narrazione dei sentimenti dei personaggi e ai dialoghi sofistici: la tragedia assumeva così forti toni di espressionismo verbale a discapito delle azioni vere e proprie.

Il teatro tragico di Seneca è un completo capovolgimento dei valori delle sue opere filosofiche: in esso ogni uomo appare vinto dalle passioni, anche quelle più basse, quasi come se fosse spinto in un incessante turbine verso il male più profondo. La filosofia e la dottrina stoica alimentano in questo modo le tragedie, mostrando sotto forma di exempla i conflitti interiori dell'uomo tra passione, vista come forza invincibile che porta irrimediabilmente al male, e ragione, incapace di frenare gli istinti dell'uomo. Il conflitto tra bene e male, dall'interno della psiche umana, assume una forma universale, diventando paradigma dell'intera condizione umana. Seneca, che nelle altre sue opere adoperava il linguaggio razionale per consigliare all'uomo quali valori seguire, ora sembra volerlo ammonire mostrandogli a che livello di degenerazione possa arrivare.

Appaiono spesso scene macabre, raccontate con minuziosità maniacale. I toni sono il più delle volte cupi e le situazioni atroci, al limite dell'orrore. Assume anche parecchia importanza la retorica, volta ad esaltare il pathos di ogni situazione con sentenze isolate e di grande rilievo. La tensione drammatica è ottenuta infine tramite lunghe digressioni che sembrano isolare le singole scene come quadri a sé stanti.