Edipo Re
( Articolo scritto per il giornalino della mia scuola nel maggio 2007. )
Credo che la nostra scuola ci dia una grande possibilità permettendoci di scoprire i classici. Non c'è bisogno di tanti giri di parole per capire l'importanza di leggere, basta vedere le flavievento della tv per rendersi conto che la cultura conta. Personalmente mi stupisco sempre di trovare in autori di parecchi secoli fa questioni attuali, per di più trattate con una lucidità e una creatività incredibile.
Ho scoperto quest'anno il teatro greco e un'opera in particolare mi ha affascinato in questo senso: "Edipo re" di Sofocle. E' la tragedia per eccellenza secondo la poetica di Aristotele, è stata ripresa da Seneca per risvegliare lo spirito tragico a Roma, è il manifesto delle teorie psicoanalitiche di Freud: è, insomma, immortale.
Scritta intorno al 430 a.C., la tragedia narra di Edipo, sovrano di Tebe, che viene invocato dal suo popolo per placare la terribile pestilenza che opprime la città. Consultato l'oracolo di Delfi, il responso dice che la città è contaminata dall'uccisione impunita del precedente re Laio: una volta identificato e cacciato il colpevole, tornerà la serenità. Edipo inizia così l'affannosa ricerca dell'assassino, inoltrandosi però a poco a poco nei meandri dei ricordi di un passato sconosciuto e scoprendosi, alla fine, uccisore del padre e marito della madre.
Edipo è un tipico eroe tragico: vive l'impossibilità di agire secondo un fine in un mondo retto dall'incomprensibile volontà divina. Il teatro greco riusciva a rappresentare questo conflitto drammatizzando sulla scena i pensieri e le azioni di Edipo che tendevano, inevitabilmente, al tragico finale scritto nel mito. Edipo, resosi conto degli atti che ha compiuto inconsapevolmente, si acceca. L'accecamento di Edipo è il suo totale distacco dal mondo esterno e coincide con la scoperta della sua interiorità più profonda. La grande idea della tragedia greca è proprio quella di indagare non le azioni dei suoi protagonisti, ma i loro conflitti interiori. Edipo non è più, quindi, il personaggio statico del mito, bensì l'eroe tragico poliedrico, ambiguo, in preda a passioni che lo sconvolgono e soggetto a forze superiori che ne tracciano il destino. Ma mai vinto da esse, mai piegato: la dignità di Edipo sta nella sua volontà di conoscere e, alla fine, nel prendere coscienza della verità.
L'uomo è, per sua natura, portato ad interrogarsi sul suo essere. Schopenhauer, Leopardi, Nietzsche e moltissimi altri pensatori hanno riflettuto sulla condizione umana e sulla coscienza dell'uomo in termini molto simili. Quanto è attuale dunque la riflessione di Sofocle? Moltissimo, soprattutto considerando la riscoperta, comune anche a molti autori del '900, dell'interiorità e della complessità dell'uomo. E' stato l'abominio delle guerre mondiali che contribuì maggiormente a risvegliare il bisogno di raccontarsi e di capirsi dell'intera umanità. E il quinto secolo a.C., visto da questa prospettiva, non appare così lontano. In un'Atene prospera ma circondata dall'odio delle città sottomesse, Sofocle sembrava avvertire l'incombente minaccia della guerra del Peloponneso che avrebbe messo fine alla grande polis ateniese. La sua tragedia era l'espressione dell'angoscia comune anche all'uomo moderno, la sua tragedia era totale perchè riferita all'uomo in sè. Per questo la figura di Edipo ci affascina anche dopo secoli e secoli.