Categoria: Spettacoli
Ho visto finalmente Old Boy, film vincitore del Gran Prix al festival di Cannes 2004. Per la trama, il regista Park Chan-Wook si è ispirato ad un manga omonimo ma, a differenza di quello che spesso accade, il risultato non è una brutta copia del prodotto originale, anzi.
La storia è quella di Oh Dae-su, un uomo sposato e con una figlia che, un giorno come altri, viene rapito e rinchiuso in una stanza. Trascorre lì quindici anni e, una volta libero, ha occhi solo per la vendetta. Deve però scoprire chi ha deciso di rinchiuderlo per tutto quel tempo, e perché: è l’inizio di un’indagine che prenderà risvolti agghiaccianti e segnerà per sempre la sua persona.
Il film inizia e un flashback ci riporta al giorno del rapimento di Dae-su; vengono poi ripercorse le tappe della sua lunga prigionia fino alla liberazione: si comincia. Si nota da subito la mancanza di veri e propri dialoghi: sembra parlare solo la mente del protagonista. Una frase lo accompagna per tutto il suo viaggio:
Sebbene io sappia di essere peggio di una bestia, non crede che abbia anch’io il diritto di vivere?
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Grande spettacolo ieri sera al PalaSharp di Milano, in occasione della Festa dell’Unità. Era di scena Roberto Benigni con TuttoDante, una sua rivisitazione personale e molto brillante dei versi danteschi per trasmetterne l’importanza e la profondità.
Il tutto inizia verso le nove e un quarto. Benigni apre lo spettacolo con una buona ora di satira contro i politici o coloro che si dicono tali. Berlusconi, Prodi, Mastella, Calderoli: Roberto ne ha per tutti, e viene ricompensato spesso con risate e applausi da parte del pubblico.
Anch’io ho apprezzato il suo umorismo schietto, anche se ora mi chiedo se non fosse stato più opportuno dedicare più tempo alla seconda parte dello spettacolo, ovvero a Dante. Certo, lui è un comico prima di tutto, però credo che ieri il vero spettacolo sia iniziato verso le dieci quando Roberto ha introdotto, un po’ all’improvviso, l’Inferno dantesco. Certo, due ore di Divina Commedia sarebbero difficilmente digeribili, allora forse sarebbe stato meglio giocare di più sul rapporto tra il mondo di Dante e quello moderno. Benigni l’ha fatto a sprazzi, con il suo solito modo di dire le cose. E non si può certo dire che non abbia fatto divertire.
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L’idea gli frulla in testa da molto tempo: girare un film, a tinte horror, ispirato ai racconti di Lewis Carroll. Marilyn Manson sarà presto accontentato: a partire dalla fine di quest’anno cominceranno le riprese di Phantasmagoria - The Visions of Lewis Carroll.
Il film era stato annunciato più di un anno fa, dopo di che si erano lentamente perse le tracce del progetto.
Si sa tuttora poco della trama. Sicuramente attingerà a Phantasmagoria e Alice nel paese delle meraviglie, ma non è detto che altri racconti di Carroll non vengano utilizzati come spunto. Il tutto sarà però incentrato sulla figura dello scrittore/matematico inglese, la cui personalità ha sempre mostrato tratti oscuri ed enigmatici. Carroll ci verrà mostrato nella sua residenza isolata, in preda alle sue ossessioni e ai suoi incubi notturni. I suoi racconti, quindi, ci verranno mostrati nella cornice dei suoi sogni e delle sue visioni.
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Linda riceve una visita a casa: un poliziotto la informa della morte del marito. Se non che, il mattino dopo, lui è ancora in casa sua vivo e vegeto. Un brutto sogno? Eppure il giorno dopo suo marito è morto davvero, ed è chiuso in una bara. I giorni trascorrono così senza alcun ordine temporale e Linda cercherà in tutti i modi di capirci qualcosa, nonostante lo spaventoso spettro della pazzia.
Questa, in breve, la trama di Premonition (regia di Mennan Yapo). L’idea di fondo è interessante: un film che, entrando nella mente della protagonista, trascuri l’ordine cronologico degli eventi e ci mostri il dramma di Linda direttamente dalla sua testa. Dopo qualche minuto di confusione, non è neppure difficile seguire lo svoglimento della trama. Peccato gli attori non siano eccezionali e il tutto sia abbastanza telefonato e suggellato da un finale non memorabile (e a tratti davvero banale) che segue il classico schema della sciagura preannunciata e impossibile da evitare.
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Woody Allen colpisce ancora. Dopo Match Point e Scoop, il regista newyorkese ha presentato in questi giorni, a Venezia, il terzo film di quella che possiamo definire la sua trilogia tragica: Cassandra’s Dream (Il sogno di Cassandra).
“Cassandra’s Dream” è un titolo significativo: è il nome della barca che i due protagonisti comprano all’inizio del film ed è, esattamente come nei Malavoglia di Verga, una metafora del loro destino. La barca è la loro sorte, il sogno rivelatore della profetessa Cassandra.
I protagonisti sono due fratelli, Terry e Ian, interpretati rispettivamente da Colin Farrell ed Ewan McGregor. I due, eterni perdenti alle prese con una vita per nulla semplice (l’uno è malato di gioco d’azzardo, l’altro è innamorato perso di una giovane attrice) cercano disperatamente un’occasione per riscattarsi e dare una svolta alla propria esistenza. La troveranno, o almeno così si illuderanno di credere, dopo aver conosciuto il ricco e potente zio Howard (Tom Wilkinson).
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Matteo, 1988, Milano
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