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Categoria: Mondo

Svegliarsi una mattina e scoprire un simbolo, sul proprio corpo, che sembra essere spuntato dal nulla. Una specie di marchio geometrico, di colore rosso, di una precisione inquietante. Un film di fantascienza? Un episodio di X-Files? No, la realtà. Varie testimonianze di persone provenienti da diverse parti del mondo lo confermano.

Cross-Hair Marking

Ne ho avuto esperienza diretta anch’io, in questi giorni. Un mio conoscente, facendosi la doccia, ha scoperto di avere sul petto, a destra, questa strana macchia.

Dapprima convinto fosse una cosa da niente che sarebbe andata via in poco tempo, poi via via sempre più allarmato, ha cercato (e io con lui) di ricordare cosa avesse fatto le ore precedenti alla famigerata scoperta. Era venuto in contatto con qualche oggetto particolare, magari molto caldo? Si era graffiato con qualcosa? Le ricerche risultano vane, così decido di fare un giro sul web e approfondire il mistero.

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Seth Cook

Ne ho lette, qua e là, di storia di vita. Poche mi hanno colpito, però, come quella che ho trovato stamattina in giro per il web: la storia di un bambino eccezionale.

Si chiamava Seth Cook, viveva in un piccolo paesino vicino a Seattle, nel nord/ovest degli Stati Uniti. Era nato condannato a morire giovane, colpito da una terribile, rarissima e incurabile malattia (la Progeria, di cui soffre una persona su circa 8 milioni). Il suo corpo era estremamente piccolo e minuto, la sua pelle la stessa di una persona di 70 anni e l’organismo debole quanto quello di una persona anziana. Seth era condannato ad invecchiare giovane, bambino in un corpo da anziano: condannato a non crescere mai.

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SucurijuAvevo già parlato di serpenti tempo fa, ma sempre restando nei confini della realtà con video che, seppur incredibili, non lasciavano dubitare della loro veridicità.

Oggi mi voglio spingere un po’ oltre: so che leggere di serpenti giganti e creature leggendarie farà storcere il naso a molta gente, ma credo che un minimo di attenzione la meritino anche questi avvistamenti, seppure possano sembrare molto fantasiosi. Perché anche di avvistamenti si tratta, non solo di affascinanti leggende.

L’ultimo episodio, probabilmente il più importante per il numero di testimoni e la documentazione fotografica dei danni provocati dal ‘mostro’, risale ad una decina di anni fa.

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bottoni.jpgNoi tutti conosciamo, per esperienza diretta o meno, le più comuni fobie dell’umanità: l’agorafobia (paura degli spazi aperti), la claustrofobia (paura degli spazi chiusi), l’ereutofobia (paura di diventare rossi), la zoofobia (paura degli animali) eccetera.

Ben pochi (compreso il sottoscritto, fino a pochi minuti fa) hanno mai sentito parlare della koumpounofobia, la paura dei bottoni. Non è uno scherzo, ma una fobia vera e propria documentata in parecchi casi. Sebbene ogni persona afflitta da questa strana fobia abbia sempre pensato di essere l’unica al mondo, si stima che in media una persona su 75000 ne soffra.

La koumpounofobia è un vero e proprio rifiuto dei bottoni, che puo’ essere più o meno accentuato: alcune persone non riescono a portare abiti con bottoni, altre nemmeno a stare a pochi metri di distanza da gente che li indossa.

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Schels, Life before Death

Il passaggio dalla vita alla morte testimoniato dagli scatti di una macchina fotografica. Un’idea unica, quella del fotografo tedesco Walter Schels (72 anni). Un’idea che sta riscuotendo un enorme successo con la mostra “Life before death” in corso (fino al 18 maggio) a Londra alla Wellcome Collection di Euston Road.

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