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Categoria: Cultura

Oliver W. Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappelloL’avevo trovato quasi per caso sugli scaffali di una libreria; ne avevo sentito parlare molto bene su un giornale e così l’ho comprato. Dopo qualche giorno, parlandone con un mio amico, ho scoperto che era lo stesso libro che ci aveva consigliato il nostro professore di filosofia. E aveva ragione: è davvero una lettura interessante. L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello è una raccolta di casi clinici più unici che rari: ventiquattro storie di pazienti affetti da gravi patologie cerebrali raccontate da Sacks con la scrupolosità di un brillante neurologo e con la meraviglia e la curiosità di ognuno di noi.

Oliver Sacks è un neurologo, ma il suo rapporto con la neurologia è simile a quello di Groddeck con la psicoanalisi. Perciò Sacks è anche molte altre cose: «Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse anche sono insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia».

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Edmund DulacDavvero belle le opere di questo illustratore francese, Edmund Dulac (1882-1953). Vissuto durante la cosiddetta “golden age of illustration” (che corrisponde più o meno al primo quarto del secolo scorso), Dulac viene considerato uno dei più prolifici e incredibili illustratori del ventesimo secolo.

Da ragazzo studiò legge e, in contemporanea, frequentò l’Ecole des Beaux Arts a Tolosa. In pochi anni capì qual’era la sua vocazione: poco più che ventenne si trasferì a Londra dove gli vennero commissionati i primi lavori.

Illustrò i romanzi delle sorelle Brontë, le Arabian Nights, un’edizione della Tempesta di Shakespeare, alcuni racconti di Edgar Allan Poe, varie favole e molto altro.

In questa pagina trovate una gallery dei suoi lavori.

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Tiziano Vecellio, Cristo portacroceBelluno omaggia il suo artista più illustre: Tiziano Vecellio, nato a Pieve di Cadore nel 1490 e considerato uno dei grandi della pittura del ‘500. E’ stata infatti organizzata, dal 15 settembre 2007 al 6 gennaio 2008, una mostra dedicata ai suoi ultimi venti anni, periodo che l’artista trascorse proprio nel paesino veneto mentre la sua fama in Europa era alle stelle.

Furono anni importanti per la sua carriera artistica e per la sua vita. Anni in cui maturò una concezione più cupa dell’esistenza e del suo ruolo di artista e, parallelamente, sperimentò nuove soluzioni pittoriche. Al colore e alla vivacità, due caratteristiche della sua arte fin dalle prime opere, Tiziano accompagnò una pennellata greve e sporca. Ottenne la completa disgregazione della forma delle figure grazie alla stesura meno lineare e precisa ma decisamente più “personale” del colore. Dipinse opere di grande intensità e pathos tragico, in cui emergeva più che mai il suo senso di inquietudine interiore.

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I dolori del giovane Werther, GoetheC’è chi lo considera il capolavoro in prosa dello Sturm und Drang (tempesta e passione), movimento letterario tedesco che nacque nella seconda metà del ‘700; c’è chi lo indica perfino come il primo best seller della storia della letteratura. I dolori del giovane Werther è, di fatto, un libro che ha fatto parlare parecchio di sé e, ancora oggi, ha un suo fascino particolare.

Opera giovanile di J. W. Goethe, questo romanzo epistolare si sviluppa intorno alla figura di Werther, artista colto e raffinato. Il giovane, dalla campagna, intrattiene una corrispondenza scritta con l’amico Guglielmo, uno spunto per la narrazione più che un reale interlocutore. Conosciamo Werther attraverso le sue lettere. Non sappiamo nulla sul suo aspetto, non abbiamo alcuna descrizione dettagliata della sua persona; eppure le sue parole ci consegnano il migliore ritratto di questo ragazzo. Leggiamo le sue lettere e ci troviamo la sua anima; leggiamo e pensiamo: è davvero per questo che esiste l’arte, per rendere eterno un attimo, un pensiero, un sentimento. Goethe riesce a fermare il tempo dell’anima di Werther e il flusso di questo tempo ci travolge, dalla prima all’ultima pagina.

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6 Settembre 2007

Amleto, W. Shakespeare

Amleto, William ShakespeareAmleto: il capolavoro del teatro tragico shakespeariano, nonché uno dei personaggi più affascinanti ed enigmatici della storia della letteratura. Un incredibile concentrato di attesa, azione, dubbio e riflessione fanno da cornice a quello splendido protagonista nella cui maschera molti hanno visto William Shakespeare in persona.

Il principe Amleto ricalca le orme dell’Oreste eschileo e dimostra un’acutezza degna dell’Edipo di Sofocle ma, tuttavia, è così sfuggente e complesso che nessuna definizione gli rende pieno merito. Possiamo però dire questo: è senza dubbio la creazione più elevata del teatro elisabettiano.

Si apre il sipario, la tragedia comincia a notte fonda nella reggia di Danimarca. Il buio avvolge nella silenziosa oscurità il luogo di un terribile delitto e porta con sé nuove minacce. Un re è stato ucciso per il suo trono e la moglie corre tra le braccia del suo assassino. Che razza di mondo è? Un giardino abbandonato in cui regnano solo meschinità e superficialità. C’è del marcio in Danimarca.

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