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Categoria: Cultura

Peter SteinUna decina di giorni fa (il 28 ottobre), il celebre regista teatrale tedesco Peter Stein ha tenuto un incontro a Palazzo Marino (Milano) riguardo “La tragedia greca“. Il regista è famoso per le sue rappresentazioni di testi classici: dall’Orestea di Eschilo al Faust di Goethe, passando per Shakespeare, Ibsen e molti altri.

La conferenza è stata molto singolare: da una parte per l’immensa cultura del regista e la sua passione per il teatro classico, dall’altra per la sua simpatia e per le “perle di saggezza” che hanno reso il suo discorso molto brillante e mai noioso. Senza contare che Stein, nonostante i settant’anni, dimostra un attaccamento al suo lavoro e una determinazione a proseguire che dovrebbero essere d’esempio per i giovani registi.

Senza dilungarmi troppo, vi segnalo l’articolo che ho scritto riguardo la conferenza: lo trovate interamente su questa pagina.


dechirico.jpgSettanta opere, in gran parte dipinti, per ripercorrere l’iter artistico e mettere a confronto l’attività di due fratelli che hanno segnato la storia dell’arte: Giorgio De Chirico e suo fratello Alberto Savinio.

Dal 28 ottobre al 27 gennaio la mostra “Colloquio” (titolo tratto da un lavoro di Savinio del 1932 che rappresenta Oreste e Pilade, tema ricorrente nelle opere di entrambi i pittori) sarà aperta al pubblico presso il Museo d’arte contemporanea di Lissone.

Giorgio De Chirico (1888-1978) e Andrea De Chirico (1891-1952, noto come Alberto Savinio) furono due figure singolari nel panorama artistico; dopo un percorso di formazione parallelo, i loro percorsi si divisero nel 1912, quando ciascuno dei due individuò la propria strada: la pittura per Giorgio, la musica e la letteratura per Andrea (che assunse lo pseudonimo di Alberto Savinio proprio per non generare confusioni). Ma nel 1925 Savinio ritornerà alla pittura.

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Mosè, Eschilo, Sofocle: All’origine dell’immaginario giuridicoLa letteratura e il diritto: due campi così distanti da sembrare perfino antitetici. Ma anche funzionali l’uno all’altro: così sostiene Franços Ost nel suo interessante saggio “Mosè, Eschilo, Sofocle: All’origine dell’immaginario giuridico”.

Letteratura e diritto si intrecciano in questo viaggio nel passato più lontano, scopriamo così che nella più antica letteratura la giustizia affonda le sue radici, e che da riflessioni legate al ruolo della giustizia scaturisce l’ispirazione di molta letteratura di ogni epoca. Dalla consegna delle dodici tavole della legge a Mosè al conflitto tra coscienza individuale e giustizia collettiva nell’Antigone di Sofocle, passando attraverso l’Orestea di Eschilo, trilogia tragica che ha segnato, simbolicamente, il passaggio dalla vendetta alla giustizia nell’antica Grecia.

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La letteratura greca, volume I: da Omero alla commediaSegnalo l’uscita, nelle librerie e nelle edicole più fornite, di due nuovi volumi nella collana dei “Meridiani - I Classici Collezione” (edizioni Mondadori).

Si tratta dell’edizione italiana, a cura di Ezio Savino, dell’autorevole Greek Literature pubblicata dalla Cambridge University Press: una sintesi brillante, aggiornata e di estrema leggibilità che si compone di una ventina di capitoli-saggi (divisi in due volumi) scritti dai più qualificati grecisti dell’area anglo-americana. Il primo volume tratta la letteratura greca da Omero fino alla commedia, il secondo dalla storiografia di Erodoto fino all’epilogo.

Il prezzo è davvero ridicolo: 12,90 euro per ogni volume contro i 55 dell’edizione originale (uscita in Italia a fine anni ‘80), che in confronto a questa ha di meglio solo la rilegatura delle pagine!

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Aspettando Godot, BeckettEn attendant Godot (Waiting for Godot in inglese) è probabilmente il capolavoro di Samuel Beckett, drammaturgo irlandese considerato uno dei massimi esponenti del cosiddetto teatro dell’assurdo. L’opera teatrale, rappresentata per la prima volta nel 1952, lasciò tutti gli spettatori con un misto di delusione e sorpresa.

L’opera appariva piatta e inconcludente; dopotutto è una commedia senza nè trama, nè caratterizzazione dei personaggi, nè svolgimento o conclusione. Una commedia in due atti senza passato nè futuro, dove il tempo sembra un eterno, terribilmente monotono, presente. Celeberrima la conclusione:

Vladimiro: Andiamo?
Estragone: Andiamo.
Non si muovono.

Eppure, in questa piattezza e mancanza di azione c’era il frutto perfetto della mente di Beckett: la rappresentazione dell’assurdo e della totale alienazione dell’uomo moderno. Così Aspettando Godot, vista da un’altra prospettiva, appariva un capolavoro di innovazione e di humour in senso lato.

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Matteo, 1988, Milano

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