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Categoria: Cultura

L’Arte delle Donne a Palazzo Reale, MilanoOggi ho approfittato del tempo libero per visitare una mostra d’arte che ha riscosso, negli ultimi mesi, un enorme successo. Si tratta de “L’Arte delle Donne“, mostra che nella settimana dal 24 al 30 gennaio, con più di 4.900 visitatori, si è piazzata al quarto posto nella classifica delle mostre più visitate in Italia.

La mostra, situata a Palazzo Reale (Milano), si propone di promuovere ed evidenziare il ruolo della donna nell’arte ripercorrendo le tappe fondamentali della produzione artistica al femminile degli ultimi cinque secoli. L’esposizione consiste in una selezione delle opere più rappresentative che testimoniano l’evoluzione del ruolo delle artiste nel panorama creativo internazionale.

La mostra si compone di oltre 200 opere realizzate tra il XVI e il XX secolo e provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni nazionali e internazionali: dal Museo Nacional del Prado al Centre National d’Art et de Culture Georges Pompidou di Parigi, dal Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid alla Galleria degli Uffizi di Firenze, dal National Museum of Women in the Arts di Washington al Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli.

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Joy Division, CloserIl 18 maggio 1980 moriva suicida Ian Curtis: venne trovato in ginocchio, in cucina, con un cappio intorno al collo. Non aveva ancora 24 anni.

Il tormentato leader dei Joy Division, band di Manchester nata nella scena punk intorno al 1977 ma musicalmente molto diversa dalla maggior parte di band del luogo, poneva così fine a una vita minacciata da continui conflitti, interiori e esteriori, che lo avevano reso poco più che un morto vivente e, contemporaneamente, poco meno che una leggenda del rock.

Non era ancora stato pubblicato l’ultimo album dei Joy Division, Closer, quando Ian decise di farla finita. Diceva che il primo album, Unknown Pleasures, era tutto ciò che voleva dalla sua carriera musicale. Era sempre stato il suo sogno emulare i suoi miti: David Bowie, Jim Morrison e Lou Reed su tutti. Ci era riuscito, in parte. Gli mancava la definitiva consacrazione. La ottenne percorrendo quella via di non ritorno che purtroppo scelgono troppi geni del rock.

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BuzzcocksBand chiave del panorama musicale punk inglese degli anni ‘70 (si sono formati a Machester nel 1975), i Buzzcocks si distinsero tra le decine di band cloni dei Sex Pistols per l’originalità con cui seppero mescolare la grinta del punk alla melodia del pop.

Innumerevoli band, soprattutto negli anni ‘90, si sono ispirate alla loro musica. In poche, tuttavia, han raggiunto quella perfezione tecnica che i Buzzcocks han mostrato fin dagli esordi coi primi, famosissimi singoli. Già, perché i Buzzcocks davano il meglio proprio nei singoli, che non includevano volutamente negli album per evitare ai loro fans di acquistare due volte la stessa canzone. Tra i singoli più celebri ricordiamo Orgasm addict e What do i get?.

Il loro album più significativo è senza dubbio Another music in a different kitchen, una vera pietra miliare per il punk/pop (anche se questa classificazione risulta molto riduttiva).

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30 Novembre 2007

Black Hole di C. Burns

Black Hole di Charles BurnsParlando di fumetti si finisce sempre per cadere nei soliti luoghi comuni che li considerano letture per ragazzi, disimpegnate, senza un minimo di spessore letterario. Quante eccezioni possiamo trovare, a queste etichette! Basti pensare alle graphic novels, i cosiddetti fumetti d’autore che poco (meglio: niente) hanno a che vedere con le strisce a fumetti per bambini.

Una graphic novel che mi ha sempre incuriosito e che, fortunatamente, sono riuscito a trovare in una libreria pochi giorni fa e a leggere, è Black Hole di Charles Burns. Iniziato intorno al 1994 e finito circa dieci anni dopo, Black Hole è sicuramente il capolavoro del celebre fumettista americano. “Black Hole parla della malattia dell’adolescenza. Alcuni guariscono, altri no” ha affermato Charles.

Black Hole è l’emblema della gioventù post-sessantottina perennemente in cerca di se stessa e continuamente persa di fronte alla realtà che ha intorno a sé. La droga, il sesso, la perdita di valori familiari e la voglia di evadere, l’irrefrenabile desiderio di scappare via: tutta la storia ruota intorno a queste tematiche, vissute attraverso le esperienze di un gruppo di ragazzi americani nella periferia di Seattle a metà degli anni ‘70.

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Peter SteinUna decina di giorni fa (il 28 ottobre), il celebre regista teatrale tedesco Peter Stein ha tenuto un incontro a Palazzo Marino (Milano) riguardo “La tragedia greca“. Il regista è famoso per le sue rappresentazioni di testi classici: dall’Orestea di Eschilo al Faust di Goethe, passando per Shakespeare, Ibsen e molti altri.

La conferenza è stata molto singolare: da una parte per l’immensa cultura del regista e la sua passione per il teatro classico, dall’altra per la sua simpatia e per le “perle di saggezza” che hanno reso il suo discorso molto brillante e mai noioso. Senza contare che Stein, nonostante i settant’anni, dimostra un attaccamento al suo lavoro e una determinazione a proseguire che dovrebbero essere d’esempio per i giovani registi.

Senza dilungarmi troppo, vi segnalo l’articolo che ho scritto riguardo la conferenza: lo trovate interamente su questa pagina.


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