25 Maggio 2009
Antichrist di Lars Von Trier
Due corpi si stringono in un amplesso animalesco, le loro braccia sfiorano la pelle sudata tra le lenzuola. Un uomo e una donna. La stanza è buia, come la notte fuori.
Di là c’è un bambino che esce dal suo box e sale sul davanzale della finestra. Respira la libertà. Cade la neve fuori e, d’un tratto, cade anche lui. Muore. Col suo peluche vicino. Soffice, sulla neve.
Nella casa, i simboli di una storia vecchia come il mondo preannunciano la tragedia della coppia. Sono tre statuette dai nomi inquietanti: dolore, ansia, disperazione; e la storia che narrano è proprio quella di lui e di lei, la storia dell’uomo.
Il nuovo film di Lars Von Trier, l’attesissimo e assai discusso “Antichrist“, si apre con un prologo di un’intensità rara, accompagnato dalle note e dai versi di un’aria di Handel: “Lascia ch’io pianga / mia cruda sorte / e che sospiri la libertà“. Le immagini rallentate, in bianco e nero, corrono lente sullo schermo e impietriscono.
Non è certo un film per tutti, questo Antichrist. Lo stesso regista ha affermato di averlo scritto esclusivamente per se stesso, durante un periodo di depressione. Ci ha trasposto le sue paure e una visione della natura umana molto poco ortodossa, in una pellicola non molto lunga (100 minuti) ma estremamente intensa. Lo ha fatto di getto, senza pensarci troppo; lo ha fatto con estrema naturalezza e sincerità, mettendo in scena i suoi incubi senza censure né coperture. Senza temere le incomprensioni, anzi: con l’orgoglio di chi sostiene di essere il “miglior regista di sempre” e di scrivere niente meno che per ispirazione divina.
Credo che il modo migliore per analizzare Antichrist sia osservarlo sotto diversi punti di vista, rintacciandone alcune tematiche principali. Il film, lungi dall’essere piatto e pienamente riconducibile ad un’interpretazione, si presta infatti a più piani di lettura che, nel corso della storia, si sovrappongono. Un’interpretazione razionale dell’intero film sarebbe per lo più arbitraria e, inoltre, priverebbe la storia della sua forte componente irrazionale. Dopotutto lo dice anche la volpe, in una delle scene più singolari dell’intero film:”Il caos regna“.
VIAGGIO
Il film è, chiaramente, un viaggio. Le tappe di questo viaggio sono scandite simbolicamente fin dall’inizio, e durante tutta la storia, attraverso l’immagine dei “tre mendicanti” (the three beggars). I loro nomi (dolore, ansia, disperazione; pain, grief, despair in inglese) appaiono sulle statuette che il bambino getta a terra prima di cadere dalla finestra, i loro nomi ritornano sulle carte che lei aveva ritagliato per la sua tesi, accompagnati dalle figure di tre animali (volpe, corvo, daino).
Un viaggio attraverso il dolore, l’ansia e la disperazione, dunque. Una sorta di specchio della depressione di cui ha sofferto il regista e che ha ispirato il suo lavoro per sua stessa ammissione. Un viaggio che ha per protagonisti entrambi i coniugi, che nel corso del film sembrano come inghiottiti da una malattia che li divora a poco a poco. E’ la malattia dell’impotenza di fronte all’ineluttabilità della sorte dell’uomo, di fronte alla morte (nello specifico, la morte del figlio). Morte che dovrà essere espiata con un’altra morte, per giungere alla fine del viaggio.
PSICANALISI
Nel film emerge una chiara critica ai metodi psicanalitici: alla razionalità della scienza è contrapposto il caos della natura umana, terribile e indecifrabile. Lui, terapeuta, non riesce a guarire lei, la sua paziente. Può soltanto scavare nei suoi pensieri e rivelarne a poco a poco la natura sempre più irrazionale, per poi scoprirsi impotente di fronte alle sue scoperte.
Non solo: lui stesso diventa vittima dell’irrazionale, proprio quando lei sembra essere guarita dalle sue paure. Lei lo irride, in quella stessa scena, scoprendolo vittima di sogni “stranissimi”: non era mica morto Freud, e irrilevanti per la psicologia moderna i sogni (quindi l’irrazionale)?
NATURA
La Natura ha un ruolo di primissimo piano, e lo si capisce già in una delle prime scene, in ospedale. Vicino al letto dove lei è sdraiata, la telecamera inquadra un vaso di piante e gli si avvicina sempre più, ostinatamente, mentre i due protagonisti sembrano scomparire sullo sfondo. Alcune scene, poi, sono intervallate da immagini di rami e cespugli, di natura selvaggia e cupa, come una sorta di anticipazione del teatro dove si svolgerà l’epilogo della vicenda.
Lei, interrogata sulle sue paure, nomina il posto che, in assoluto, la terrorizza maggiormente: il bosco che circonda la loro casa in campagna. Il suo nome (Eden Garden) è un riferimento chiarissimo alla Bibbia e allo stato di natura dell’uomo e della donna. E’ il luogo dove i due iniziano a scoprire la verità sul male che li perseguita, è il primo passo del loro percorso di conoscenza (schematizzato da lui su un foglietto: BOSCO -> NATURA -> SATANA -> ME). Il bosco rappresenta la natura “esterna” all’uomo, ma non è che la visione riduttiva di ciò di cui lei ha davvero paura: la Natura che non è soltanto fuori, ma anche, e soprattutto, dentro di noi (”Quel tipo di Natura“). La Natura delle cose che, lentamente, periscono, il pianto universale delle creature che sono intrappolate in un ciclo di morte e dolore. Gli stessi animali che appaiono come visioni nel corso del film sono i simboli di una Natura malata, perversa, dove è il caos a regnare e dove i genitori uccidono e mangiano i figli. Lui stesso se ne rende conto e, nonostante la sua ostentata razionalità (”E’ tutto molto commovente, se fosse un libro per bambini: le ghiande non piangono“, ecc.), è proprio lo spettatore principale di queste inquietanti apparizioni.
SATANA
“La Natura è la chiesa di Satana“, dice lei in uno dei momenti più intensi dell’intero film. Lo stesso titolo, Antichrist, suggerisce una chiave di lettura di questo tipo, su cui tuttavia i media hanno insistito fin troppo, finendo per appiattire l’intero film su questa interpretazione. L’intero mondo, sembra suggerire questa interpretazione, è comandato dalle leggi di Satana, quindi dal male. La natura è malvagia, e così lo stesso uomo.
Col termine Antichrist, comunque, ci si riferirebbe non alla Natura in sé, ma in particolare alla figura femminile del film. E’ chiaro che, verso la fine del film, emerge il “lato oscuro” della donna, la sua seconda natura di strega, che è anche probabilmente anticipata da alcuni elementi più o meno evidenti (i fotogrammi subliminali della sua “seconda faccia” che appaiono nel bosco, durante il viaggio in treno) e confermata dal finale in cui lei viene bruciata e il tronco vicino alla casa di campagna appare chiaramente come il palo della pira su cui, in antichità, venivano bruciate le streghe. Sarebbero loro i corpi morti che compaiono dappertutto verso la fine, in una scena che ricorda l’arte di Bosch, e sarebbero sempre loro le centinaia di ragazze che camminano verso la casa, nell’epilogo. La doppia natura della donna è evidentissima anche nelle scene finali, dove lei mostra una doppia personalità e pronuncia alcune frasi con una voce diversa, demoniaca.
Non è da escludere, poi, che nel corso del film siano disseminati ulteriori indizi perlopiù subliminali: in una scena lei, presa da un impeto di passione, morde e strappa il capezzolo di lui (alle streghe venivano strappati, appunto, i capezzoli); la chiave inglese su cui il regista indugia a più riprese, poi, ricorda la pinza che veniva usata come strumento di tortura per le streghe sulla pira.
DONNA
Il discorso sulla Natura malvagia e satanica del mondo sfocia in un tema più specifico: la malvagità della donna, vista come una sorta di essere demoniaco. I due discorsi si collegano e si completano a vicenda: la stessa Natura, dopotutto, è donna. La tana della volpe, nel film, è un’immagine altamente evocativa del grembo femminile.
Lars Von Trier ha dovuto difendersi a più riprese dalle accuse di misoginia, dichiarando semplicemente di avere sempre considerato la sessualità femminile come una cosa spaventosa. La scena della masturbazione di lei e la successiva scena di sesso, in particolare, sono più che mai eloquenti in questa ottica: l’uomo è la vittima della donna, è lo strumento dei suoi piaceri perversi. Lui è come Adamo che mangia la mela che Eva gli porge. Lei è Eva, e la sua Natura è il serpente, il male. Lei stessa, nelle ricerche per la sua tesi, dichiara di aver scoperto “qualcosa”: il volto del male. Ci si è specchiata dentro, e ci ha trovato la sua vera identità, la sua seconda faccia. “Una donna che piange è una donna che trama” è una frase da tragedia greca; la frase di una donna che, togliendosi la maschera, rivela se stessa. Lei è come Medea nella sua follia omicida di vendetta: ad un certo punto sembra voler punire il marito per la colpa che pesa sulle sue spalle (l’abbandono del figlio da parte sua diventa il suo abbandono da parte del marito).
Le scene col figlio e le fotografie, poi, accentuano la negatività e la misteriosità della figura femminile suggerendo che la sua colpa non è stata una semplice disattenzione, al momento della morte del figlio, ma qualcosa di più profondo, radicato in lei come un retaggio ancestrale. I piedi del bambino, deformati a causa delle scarpe che, inconsciamente?, la madre gli aveva fatto indossare, rievocano il mito di Edipo (l’etimologia del suo nome significa “dai piedi gonfi“, perché venne legato ad una rupe e abbandonato dai suoi genitori appena nato) e la sua triste storia. Edipo è così il figlio, ma Edipo è anche il padre. In una scena tra le più cruente, lei gli trapassa infatti la caviglia con un arnese di ferro. Ritorna il piede, che secondo la simbologia psicoanalitica richiama l’organo sessuale maschile (a cui è dedicata un’altra scena, altrettanto forte).
Questa ossessiva tendenza che spinge la donna, invasata, a colpire l’uomo nasce, da un lato, dal desiderio di liberarsi del senso di colpa addossandolo al marito e punendolo per questo; dall’altro, dall’impossibilità di esprimere se stessa, da una rivendicazione della sua emotività costantemente repressa da lui. E in questa ottica lei, essere irrazionale ma non necessariamente negativo, diventa la vittima impotente della tirannia della ragione dell’uomo e di una visione della donna che ha le sue radici nel cristianesimo e nel medioevo. La persecuzione delle donne, su cui verte la tesi di lei, si manifesta anche oggi, sembra suggerirci Lars, in un modo molto più subdolo. Ed è così che la figura femminile assume una complessità eccezionale, rivestendo contemporaneamente le sembianze della vittima e del carnefice.
Insomma, una donna che da un lato esprime tutta la sua invidia per la superiorità dell’uomo cercando di privarlo, appunto, del suo “essere uomo”; dall’altro poi si autoconvince della sua malvagità e, sottomettendosi al potere dell’uomo nell’incapacità di esprimere il proprio dolore, chiede di essere punita (”Picchiami”, gli chiede lei insistentemente). Una donna dalle due facce, una donna divisa che finisce per trascinare anche l’uomo in un gioco perverso di dolore, violenza ed espiazione.
L’epilogo è il finale catartico di un percorso che ha come tappe principali la conoscenza di se stessi, la privazione dei propri organi sessuali e l’uccisione, rituale come nelle tragedie greche, di uno dei due: l’uomo o la donna. Solo con l’estirpazione del male è possibile il ritorno alla vita.




Maggio 27th, 2009 at 2:47 pm
complimenti per l’ottima recensione.
Il film è assolutamente inquetante ed interessante (si aggiunga la presenza di 3 persone in tutta la sala che certo ha contribuito all’atmosfera). La recensione offre un’analisi precisa che è stato un piacere leggere,
grazie
Maggio 27th, 2009 at 6:30 pm
[…] Recensione di MatteoMac […]
Maggio 28th, 2009 at 10:18 am
Film intenso pieno di significati subliminali e scene perfette che rievocano nello spettatore la disperazione, l’ansia e la paura del mondo esterno e della natura dell’uomo. L’unica cosa che non si riesce a vedere è l’anticristo:il bene e il male infatti convivono in modo caotico, com’è proprio della natura e dell’uomo. Quindi non c’è satana e non c’è cristo, ma l’umana natura. Complimenti per la recensione mi ha fatto riflettere e ripercorrere meravigliosamente il film.
Maggio 29th, 2009 at 3:17 am
Recensione molto interessante, soprattutto sull’aspetto dicotomico della natura femminile. Sicuramente questo film susciterà - come d’altronde ha già suscitato- malumori e perplessità xkè implica un impegno nella visione e, soprattutto, uno sforzo notevole ma fondamentale nell’interpretazione del film che ognuno deve compiere!Hanno lavorato molti ricercatori su vari temi per la realizzazione di quest’opera ed è un peccato vedere in sala 10 persone..scandaloso!
Tornando all’interpretazione ho pensato che il disturbo ai piedi fosse causato da una malformazione genetica diffusa in periodi precedenti(da come dice il referto medico)-da qui riferimeno al600- trovo però ancora enigmatica l’ultima scena dove prima guarda i 3 animali e poi vede tutte quelle donne salire..Ma saranno le streghe?loro le fa già vedere morte vicino all’albero marcio, potrebbero essere, invece, tutte le donne innocenti uccise (che lui ricorda parlando con la moglie) che tornano libere ora che il male è stato eliminato?
Complimenti ancora per la recensione, davvero!
Maggio 30th, 2009 at 2:42 pm
Il film mi è piaciuto molto. Mi sembrava chiaro comunque come il film suggerisca una piena responsabilità della donna, direi quasi una intenzionalità, nella morte del figlio, legata all’affermazione che quando compaiono i tre mendicanti (materializzati nella prima scena dalle tre statuette sul tavolo) qualcuno deve morire…..un sacrificio rituale che si sovrappone, in modo direi più prosaico, agli altri complessi livelli del film che sono stati messi in evidenza nella tua bellissima recensione e che giustificherebbe anche di più il titolo del film…
Giugno 1st, 2009 at 1:32 am
Una recensione davvero fantastica, i miei complimenti..! Approfondisce al meglio gli elementi base del film. Una pellicola geniale, a mio parere, che affronta e analizza la natura umana nel suo vero “essere”, calandosi completamente in esso e presentandocela con un’esplosione di stati d’animo strazianti, complicati da comprendere anche per noi stessi che li proviamo… Una croce da non prendere con troppa leggerezza, ma che come al solito il nostro (anticonformista) von Trier si accolla senza troppi problemi. Ancora complimenti per l’eccezionale analisi!
Giugno 1st, 2009 at 3:07 pm
Mi devo dissociare.
Nonostante infatti ritenga la recensione competente e chiara, sono altresì costretta a riconoscere nei temi trattati dal film una confusione banale e disturbata/disturbante.
A parer mio, Trier ha voluto trovare a tutti costi una motivazione intellettuale alle sue perversioni, muovendo a disgusto persino quanti, come la sottoscritta, l’abbiano sempre difeso e, modestamente, compreso.
Giugno 1st, 2009 at 4:19 pm
Trovo illuminante e ben scritta la recensione.
Sono pienamente concorde con Sara:
l’esempio che mi è sovvenuto più calzante è quello del pittore. Se un pittore vuol rappresentare un soggetto o un concetto, lo fa suo e lo reinterpreta; ad esempio (banalizzando) una casa nella tempesta verrà riprodotta trasmettendo, assieme al concetto “casa”, il concetto “tempesta” e ciò che lo può accompagnare per l’autore. E tutto in maniera realistica, astratta o comunque come l’artista ritiene meglio e più consono a lui.
Non per questo, anche se l’artista è un genio, verrà fuori un capolavoro.
Lo stesso fa, come artista, Von Trier: “dipinge” sulla pellicola il tema dei Tre Mendicanti associandolo alla natura nera femminile nella maniera che ritiene più consona e migliore.
Ma ciò non vuol dire che “Antichrist” sia venuto bene.
Giugno 2nd, 2009 at 8:22 pm
Sono contento di aver visto il film, ma ancor di più di aver letto questa recensione.Mi ha permesso di ancorare dei pensieri e di digerire il film. Salterò la cena e berrò un tè. Sono d’accordo con Fabio le donne che salgono sono state liberate : tuttavia non indossavano costumi, ma erano donne moderne, di oggi , erano senza volto perchè in esse ognuna può riconoscersi nel dolore e nell’ansia …(del parto e perdita del figlio) , nella disperazione di essere state donne . Mandi
Giugno 3rd, 2009 at 12:55 am
Devo dire che il film mi ha turbato parecchio. Ma leggendo meglio l’accurata recensione, nessuno dei temi trattati da von trier rientra nella mia personale visione della vita.
La natura non è violenta per decisione volontaria ma per neccessità e gli animali non uccidono mai altri animali per puro divertimento, come spesso sembra trasparire da alcune scene del film.
Fin da quando sono venuto al mondo, io non ho mai visto tanto caos nella natura, quanto piuttosto negli uomini che non la sanno comprendere e interpretare.
Le donne infine non sono più irrazionali degli uomini, anche perchè nella sfera dell’irrazionalità non esistono soltanto gli istinti, le ansie, le fobie ma anche i sentimenti e in questo sia gli uomini che le donne, e finanche gli animali e le piante, riescono a fornire spesso degli esempi di amore incondizionato che creano stupore e meraviglia.
Mi dispiace per Lars, che ammiro tanto, e per la sua depressione, che spero non lo tormenti ancora, ma per me, questa volta ha fatto un buco nell’acqua
Giugno 4th, 2009 at 11:53 am
Ho visto il film e devo dire di essere rimasta molto turbata a tal punto da interessarmi su internet e trovare una recensione che soddifacesse alcune mie perplessità…e devo dire di aver trovato una recensione perfetta rispetto ai tempi di scansione del film…ora il film sembrerebbe un saggio sulla donna strega scandito da fasi in cui si percepisce il male puro, e tutto ciò mi ha sconvolto…e non molto …è un film disturbante poichè tocca la soglia della propria condizione di soggetto pensante e razionale che viene completamente oscurata dalla visione malefica della natura…tanto che la notte stessa non riuscivo a dormire perkè riflettevo sul senso dell’uomo, sulla natura, sulla condizione umana, sulla donna…se vogliamo un grande saggio onirico…ecco l’aggettivo per me più giusto è onirico…ma credo che chi abbia voglia di vederlo spinto da curiosità deve avere con sè un bagaglio emozionale e intellettivo forte..BUONA VISIONE
Giugno 4th, 2009 at 7:52 pm
Grazie! Mi hai aiutato a capre il film! Ke x me gran parte era rimasto un mistero! Thanks
Luglio 4th, 2009 at 10:33 am
Davvero una recensione da dieci e lode. Ottima l’idea di procedere per linee tematiche in modo da sviscerare gli spunti variegati che il film può suggerire. A mio parere von Trier, da sempre incline a parlare (talvolta con grande presunzione) dei massimi sistemi, stavolta ha voluto mettere troppa carne al fuoco. Si poteva già girare un film completo ed inquietante solo sulla devastante terapia del marito nei confronti della moglie e sull’elaborazione del dolore e delle pulsioni sessuali: ficcarci dentro tutte quelle illazioni sulle streghe e sulla natura come tempio satanico (tra l’altro, come già qualcuno ha commentato, la natura è semplicemente irrazionale e fonde in sè bene e male in uno spazio intermedio, questo discorso sulla malvagità innata del creato mi lascia un po’ perplessa…) faceva cadere alcune parti in una cervellotica banalità. per non parlare delle scene splatter finali, che purtroppo non possono che suscitare risolini soffocati e battutacce (mi viene in mente una scena di autolesionismo femminile simile nella “pianista” di haneke: ma mi sembra che quella volta la fredda e sobria “normalità” del momento rendesse il gesto molto più intimamente disturbante). ad ogni modo, è un film su cui si può discutere per ore, e questo a mio parere è già un fatto positivo di per sè.
Luglio 19th, 2009 at 11:39 am
Non ho le conoscenze per analizzare il film approfonditamente quanto matteomac e la sua recensione é altamente interessante.
In sala la pellicola mi ha fatto venire la pelle d’oca per la bellezza delle immagini e della musica in sequenze che si susseguivano in un ritmo perfetto. Mi é rimasta impressa la bellezza platonica delle scene di sesso e della caduta del bimbo in slowmotion che lasciano col fiato sospeso. Quasi tutte le riprese che seguono sono di pure stupende, quasi tutte in chiaro/scuro e spesso e volentieri in controluce (questo é per me il più grande pregio del film); peccato per le scene splatter che trovo inguardabili e rompono questo incanto.
Infine sono pienamente d’accordo che il fatto di fare discutere per ore é uno dei pregi del film.
Settembre 23rd, 2009 at 3:56 pm
Recensione stupenda!, dipana il mistero del film, e me lo fa apprezzare in tutta la sua drammaticità e verità. Non siamo ‘buoni’ per natura, dobbiamo lottare per esserlo, e questo il vero cammino della vita, dobbiamo sempre fare i conti con la doppiezza dell’essere umano,
con l’ambiguità del nostro animo, vita e morte vanno a braccetto, sono le due facce della medaglia, non c’è una senza l’altra.
Ottobre 12th, 2009 at 11:53 pm
Bravo (a)!!!! Finalmente ho capito qualcosa.
Ottobre 27th, 2009 at 5:27 pm
Nonostante la recenaione mi abbia chiarito i (molti) punti oscuri,ritengo questo film disgustoso e pesante, con scene forti che a mio avviso servono solamente a nascondere l’incosistenza della trama,e che saranno l’unico motivo per cui questo film verrà in un qualche modo ricordato
Ottobre 28th, 2009 at 6:49 pm
Visto ieri sera, mi è piaciuto come opera cinematografica, molto pittorica, pure io ho pensato a Bosch, come ha giustamente rilevato l’autore della splendida recensione (ne ho lette di bruttissime invece di gente che non aveva capito un tubo), a me ha pure ricordato certi temi del film Shining di kubrick a ruoli invertiti. Un film che non lascia indifferenti e questo è già qualcosa. Penso sia un film da assimilare magari nel tempo perchè è rivoluzionario, affronta temi ancestrali e moderni. La visione pessimistica della natura di Lars, comprendendo nella natura l’uomo è decisamente pessimistica, frutto probabilmente del periodo infelice trascorso e non è certo da sposare o da rigettare come una fede. E’ una visione-visionaria che come un quadro può piacere o meno, però è un quadro d’autore non di un imbrattacarte. Grande interpretazione dei due attori, musica, scenografia, fotografia.
Un film Importante.
Novembre 1st, 2009 at 1:50 pm
Von Trier è riuscito nel suo intento, tanto che alla fine del film io e il mio compagno abbiamo litigato riguardo a quello che sembrava esserne il messaggio: la natura maligna della donna, il suo essere subdolo, nato per ingannare (la citazione”una donna che piange è una donna che trama”) e che usa il maschio per soddisfare le sue pulsioni sessuali, tali da spingerla a uccidere i propri figli. Condivido l’ottima recensione e aggiungo che a parer mio ciò che emerge da questo film è una visione del tutto negativa e pessimista della donna, quasi una rappresentazione del male assoluto. Infatti (pur, a dire il vero, non essendomi documentata sulla presunta misoginia di Von Trier) mi è sembrato evidente che l’anticristo del titolo sia proprio la donna, rappresentata come un demone assetato di sesso che non potendo trattenere presso di sè l’elemento maschile preferisce eliminarlo: sia nel caso del figlio, a cui mette le scarpe nel verso sbagliato per impedirgli di andare a “sgambettare”in giro e di lasciarla sola, sia con il marito, cui mette la mola nella gamba per impedirgli di scappare da lei una volta che ha capito la vera natura malefica della moglie. Un essere malvagio che non potendo realizzare il suo desiderio di possedere, trattenere eternamente o addirittura assimilare l’elemento maschile, lo distrugge, e che trova il suo corrispettivo nella natura crudele e irrazionale che fa da sfondo. La scena finale, col rogo purificatore della creatura mavagia e col marito che quasi tornato ad un idillico stato di natura “buona”, pacificata (si nutre di bacche, sembra più un bucolico viandante che un sopravvissuto) si ritrova a un certo punto circondato da una miriade di donne senza volto sembra accentuare l’angoscia per una condizione che sembra perpetuarsi all’infinito. Altre streghe? altri demoni? La persecuzione del maschio che continua? In conclusione, devo dire che definire il film un’opera priva di contenuti è senza dubbio sbagliato, e prova ne sono le discussioni che ne sono scaturite. Ma trovo discutibile la sua tesi di fondo, la sua motivazione, al di là di un qualsiasi possibile stato di depressione, che trovo per certi versi persino anacronistica e profondamente maschilista.
Novembre 2nd, 2009 at 4:34 pm
Bellissima recensione, complimenti (:
Film stupendo e oltremodo inquietante (visto alle 22 e con 4 gatti in sala ..di cui due sono fuggite dopo mezz’ora)
Novembre 30th, 2009 at 12:05 am
grandissima ed esplicativa recensione, film non alla stessa altezza
Dicembre 1st, 2009 at 11:08 am
é veramente una dei film più schifosi e orripilanti che abbia visto nella mia vita.
Gennaio 1st, 2010 at 5:30 pm
Incredibile recensione per un incredibile film. Non credo si possa dare un giudizio del tutto negativo sull’opera di Von Trier come qualcuno ha fatto…è un viaggio all’interno della propria psiche oltre che a un dipinto di simbolismi, forse forzati all’interno della pellicola, ma che accrescono il senso di caos e confusione che il regista voleva ottenere.
L’unica cosa che forse cambierei è il titolo, penso rappresenti poco o in parte il contenuto, anche se Anticristo vuol dire anche caos.
Gennaio 23rd, 2010 at 1:47 am
Non posso non aggiungermi ai complimenti per l’ottima recensione e sostengo anche il commento di Tiziana. Il film e’ comunque intenso e intense sono le emozioni provate da chi lo vede e l’impegno di interpretarlo e comprenderlo. Se e’ tale, un film puo’ far discutere, ma comunque resta un’opera d’arte nel senso piu’ alto della parola.
Gli attori hanno dato un contributo straordinario e lei e’ straordinaria.
Febbraio 3rd, 2010 at 12:02 pm
la prima scena è un capolavoro e da sola vale sicuramente il prezzo dell intero biglietto per il resto tanti temi toccati senza scendere in profondita in nessuno di essi comunque il film più interessante che ho visto negli ultimi anni
Febbraio 8th, 2010 at 2:20 pm
Ho visto il film ieri pomeriggio in compagnia di mia moglie, devo dire che ne siamo rimasti particolarmente colpiti. In primis perchè il film è stato scelto quasi casualmente e poi perchè devo ammetterlo, è qualcosa che davvero lascia impressionati!Ringrazio chi ha scritto la recensione per avermi fatto capire meglio il significato di alcune sfumature e non solo…le interpretazioni del film sono multiple e credo sia proprio questo il vero punto di forza.
Febbraio 21st, 2010 at 1:20 am
quest’analisi è spettacolare…grazie per averci aiutato a mettere insieme tutti i pezzi!potresti estenderla ed approfondire l’analisi sulla simbologia(gli animali, la costellazione…)
Marzo 6th, 2010 at 11:08 am
ottima recensione! nella sua femminilità, nel femminino in generale, Lei rappresenta a parer mio qualcosa di assimilabile alle Erinni di Eschilo (nella tragedia Eumenidi) e svolge un ruolo simile a quello di Antigone (nella tragedia di Sofocle), ossia è rappresentante di quell’abisso aorgico e ctonio che inquieta ed attrae ad un tempo. è questo a parer mio il contesto culturale da cui sembrano emergere alcune visioni del film.