16 Marzo 2008
Onora il padre e la madre di Sidney Lumet
L’urgente necessità di soldi e il miraggio di una possibile svolta nella propria vita portano due fratelli, Andy e Hank, a organizzare una rapina nella gioielleria dei loro genitori. Questo crimine “contro natura” sarà l’inizio di una serie di eventi che faranno definitivamente precipitare la loro vita, esteriore e interiore, e condurranno inesorabilmente l’intera famiglia ad un tragico epilogo.
L’ultimo film di Sidney Lumet, “Onora il padre e la madre“, arriva nelle sale italiane e si distingue come uno dei più riusciti di questa stagione cinematografica.
Il titolo originale, “Before the devil knows you’re dead“, è tratto da un vecchio proverbio irlandese che recita: “Possa tu stare mezz’ora in paradiso, prima che il diavolo sappia che tu sia morto”. La frase, purtroppo sostituita nella versione italiana, riassume alla perfezione la cinica visione dell’umanità che traspare dalla pellicola: un’umanità spietata e macchiata da colpe e peccati inconfessabili.
Un’umanità distrutta mentalmente, in perenne lotta con i propri sentimenti e con l’impossibilità di esternarli; totalmente incapace, di conseguenza, di sentirsi davvero importante al mondo e di condurre una vita soddisfacente. Un’umanità incatenata alle proprie debolezze e per questo assetata di potere, cieca nei confronti del prossimo e, soprattutto, incurante dei valori familiari.
Il film è un vero e proprio dramma in più atti che esplora fino a fondo, con una sensibilità davvero rara, la complessità della natura umana. Davvero degne di nota, poi, alcune scelte cinematografiche. I flashback, ad esempio, non sono mai fini a se stessi e, anzi, rendono molto più profonda e sfaccettata la trama: come frammenti di vita, ne indagano i molteplici risvolti in relazione ad ogni personaggio coinvolto.
Andy (interpretato dallo straordinario Philip Seymour Hoffman) e Hank (Ethan Hawke) sono i veri (ma non i soli) protagonisti di questa “tragedia del fato”: le loro azioni sono continuamente frustrate dal caso che, come un meccanismo diabolico, governa le loro scelte e non ammette via di scampo. Sono attori che si muovono sul vuoto palcoscenico della vita, mettendo a nudo la propria disperazione esistenziale tra delusioni d’amore, litigi in famiglia e debiti da pagare. Sono le pedine di questo meccanismo incomprensibile: si muovono freneticamente alla ricerca di qualcosa che non troveranno mai e, alla fine, scoprono di aver perso se stessi.


Marzo 16th, 2008 at 4:43 pm
Bella analisi per uno splendido film!
Marzo 16th, 2008 at 9:25 pm
E i titolisti italiani hanno colpito ancora! Azzeccatissimo il proverbio irlandese e ovviamente billissima recensione