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bottoni.jpgNoi tutti conosciamo, per esperienza diretta o meno, le più comuni fobie dell’umanità: l’agorafobia (paura degli spazi aperti), la claustrofobia (paura degli spazi chiusi), l’ereutofobia (paura di diventare rossi), la zoofobia (paura degli animali) eccetera.

Ben pochi (compreso il sottoscritto, fino a pochi minuti fa) hanno mai sentito parlare della koumpounofobia, la paura dei bottoni. Non è uno scherzo, ma una fobia vera e propria documentata in parecchi casi. Sebbene ogni persona afflitta da questa strana fobia abbia sempre pensato di essere l’unica al mondo, si stima che in media una persona su 75000 ne soffra.

La koumpounofobia è un vero e proprio rifiuto dei bottoni, che puo’ essere più o meno accentuato: alcune persone non riescono a portare abiti con bottoni, altre nemmeno a stare a pochi metri di distanza da gente che li indossa.

Spesso i bottoni di plastica terrorizzano maggiormente di quelli di metallo, così come quelli con quattro buchi rispetti a quelli con due. Una scatola piena di bottoni, poi, è per alcuni ancora più spaventosa di un singolo bottone. C’è poi chi, addirittura, estende il rifiuto a tutti gli oggetti di natura simile a quella dei bottoni (ad esempio, i tasti della tastiera di un computer o i pulsanti del controller di una console di videogiochi).

Le reazioni alla vista o al tatto di un bottone sono le più varie: dal semplice fastidio al terrore vero e proprio, dalla necessità di lavarsi le mani per l’idea di “sporco, malato, sbagliato” che i bottoni provocano, fino al vomito. I motivi di questa singolare fobia? Nessuno sa trovarne alcuno e tutti affermano di credere di soffrirne fin dalla nascita. Questa fobia ha reso la loro vita decisamente più problematica dal punto di vista relazionale, suscitando spesso reazioni di incredulità e ilarità nei loro confronti e costituendo un vero e proprio scoglio in determinate situazioni (come puo’ un bambino indossare una divisa scolastica se è terrorizzato dai bottoni?).

Con la diffusione di internet, tuttavia, la gente ha iniziato a parlarne e a confrontarsi per trovare soluzioni. E’ stato anche aperto un sito di aiuto per chi soffre di questa fobia: la parola “button” non viene nemmeno nominata, se non all’inizio, per non disturbare chi legge!

C’è chi, con corsi di autostima o trattamenti speciali (talvolta anche attraverso ipnosi) riesce a risolvere il problema, anche se alcuni casi appaiono proprio irrisolvibili.

Da Yahoo Answers:

“Anch’io da piccolo avevo un rapporto conflittuale con i bottoni. Non ero proprio spaventato, ma mi davano… bé…. un bel po’ di fastidio. Intendo fastidio mentale. Non ho mai capito perchè. Evitavo le camicie perchè, anche se erano pulite, mi davano l’idea di essere sporche, contaminate, malate.”

Altri links sull’argomento (in inglese):
News.com (fobia dei bottoni)
Kamps.org (fobia dei bottoni)
Helium.com (le fobie più strane)
Answerbag.com (le fobie più strane)

E, per finire, l’enciclopedia delle fobie (in italiano).


4 commenti a Koumpounophobia: la paura dei bottoni
  1. Elena:

    O_____O

  2. swan:

    ciao matteo.
    complimenti per il blog.
    è veramente bello.
    un abbraccio

  3. Pasqualino:

    Ho un conoscente che ha sofferto in passato di questa fobia ed ora per fortuna sembra averla superata.
    Non credevo che l’incidenza nella popolazione fosse cosi grande forse meriterebbe un approfondimento per individuarne le cause.
    Saluti

  4. Federico:

    Ciao, io ne soffro, anche se non parlerei di vera e propria sofferenza, ho scoperto di non essere “unico” in un museo di Manchester dove, in una sala dedicata ai “quei cosi”, campeggiava una scritta: “migliaia di persone al mondo non ne sopportano la vista”, poi ho trovato ulteriori conferme su internet, mai, pero, ho avuto modo di parlarne con qualcun’altro che ne fosse affetto, se c’è e ha voglia di scambiare riflessioni in merito la mia mail è: josefdiecimila@yahoo.it
    Ciao e grazie


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