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Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, J. T. LeroySi apre con un pupazzo di Bugs Bunny sventolato davanti alla sua faccia da quella che dice di essere la sua vera madre. Sarah, diciottenne che lo aveva partorito quattro anni prima ed ora è venuta a riprenderlo dai genitori adottivi. Si chiude nel buio di una stanzetta, con un ricordo che riemerge dall’ombra dei suoi pensieri.

Nel 1999 viene presentato come l’autobiografia di Jeremiah Terminator LeRoy, all’epoca diciannovenne. Il libro diventa in breve tempo un bestseller acclamato dalla critica che non tarda a consacrare LeRoy come uno degli scrittori più talentuosi della sua generazione.

Soltanto nel 2006 si scopre che LeRoy non esiste, che i fatti narrati non sono realmente accaduti e che dietro a tutto questo si cela in realtà una scrittrice chiamata Laura Albert.

Ingannevole è il cuore più di ogni cosa (The heart is deceitful above all things) racconta la storia del piccolo Jeremiah: la sua crescita in un mondo di droga, prostituzione, degenerazioni di vario tipo e smarrimento continuo, infinito.

L’universo confortante delle fiabe e dei giocattoli a cui era abituato nella casa dei genitori adottivi lascia il posto ad un mondo ben più concreto e malvagio: il bambino, prima viziato e coccolato, conosce ora a poco a poco la miseria e la solitudine. Negli occhi innocenti di Jeremiah leggiamo lo spaesamento, la grande paura. E’ attraverso questi occhi che viene raccontata, in modo eccezionalmente incisivo, la cruda storia di un bambino perso nel mondo dei grandi. Un bambino che, dopotutto, ha imparato troppo presto a non piangere, anche quando tutto ciò che vede intorno a sé è terribile e senza senso.

E’ come un viaggio a tappe, quasi come un romanzo di formazione. Ma qui, più che formarsi, Jeremiah e il suo mondo si disgregano poco alla volta. Il bambino, in balìa alternativamente della madre con la sua vita nomade senza regole e dei nonni con il loro fanatismo religioso, cresce in modo distorto perdendo di vista la realtà delle cose. Il mondo, poi, diventa sempre più indefinito e oscuro. Roulotte abbandonate in parcheggi enormi, autogrill, appartamenti sinistri, piccole cantine e saloni spettrali, centri commerciali al limite del deserto: tutti scenari tristi e degradati di un’America marginale, di un mondo dimenticato che non ha niente da dire.

Al centro di tutto sempre Jeremiah, solo con sua madre contro il mondo e perso in una disperata ricerca di affetto che lo porta a vivere la prostituzione in prima persona, a travestirsi da donna e a cercare il piacere attraverso il dolore fisico. E in questo scenario di droga, conflitti sessuali, tentazioni, trasgressioni e impulsi masochistici Jeremiah ci entra tenendo per mano sua madre. Una specie di dipendenza reciproca lega l’uno all’altra, qualcosa di estraneo agli eventi e al resto delle persone: ingannevole è il cuore più di ogni cosa.

Ma tutto questo, inevitabilmente, sfocia in un tunnel nero, nero come la pece. E’ una stanza buia. Qui termina il romanzo. Termina col tormento di Jeremiah, quindicenne, che si scopre diverso dagli altri. Termina col suo dolore e la sua ardente voglia di cambiare, di strappare via da sé tutto ciò che lo fa soffrire. Quell’ombra che, negli anni, l’ha accompagnato nel suo percorso di isolamento e di perdizione.


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