19 Luglio 2008
Funny Games di Michael Haneke
Vacanze estive: un’allegra famiglia americana (mamma, papà, figlio piccolo) si sta dirigendo nella villa al mare per godersi qualche giorno in tranquillità. Nulla di più distante da quanto accadrà loro nel giro di poche ore: due ragazzi sbucati dal nulla li renderanno ostaggi e si divertiranno a torturarli dopo aver fatto una scommessa con loro. Oggetto: la loro vita.
Michael Haneke rifà, dopo dieci anni, un film che all’epoca (1997) non aveva conseguito il successo sperato dal regista. Così ecco la nuova versione, uguale in tutto e per tutto all’originale (cambiano gli attori, ma le scene sono identiche).
Ottima prova per gli attori: Naomi Watts (straordinaria la sua interpretazione) è la madre. Tim Roth il padre, mentre i due terribili ragazzi sono Michael Pitt (Paul) e Brady Corbet (Peter).
Con la scusa di farsi dare delle uova, i due riescono ad entrare in casa e lì ha inizio il loro piano diabolico: prima uccidono il cane colpevole di averli assaliti, poi rompono il ginocchio di George (il padre) per aver dato a Paul uno schiaffo.
La tensione cresce minuto per minuto: Paul e Peter sembrano sempre meno i ragazzi perbene della porta accanto, sempre più due psicopatici senza alcun motivo che giustifichi le loro azioni se non il fatto che loro lo considerano un intrattenimento, un gioco.
George: Why are you doing this?
Peter: Why not?
Anna: Why don’t you just kill us?
Peter: [smiling] You shouldn’t forget the importance of entertainment.
Vestiti entrambi di bianco (colore di gran lunga predominante in tutto il film), alternano gentilezza e galateo a sadismo e violenza gratuita, mostrando spesso un irritante sorriso con cui si compiacciono della loro malvagità.
Il regista, attraverso lo sguardo vuoto e al tempo stesso penetrante di Michael Pitt (convincente nel ruolo del “cattivo numero uno”), coinvolge poi lo spettatore, lo mette al centro della vicenda e gioca con le sue emozioni per poi ridicolizzarne le speranze, frantumarne le illusioni (memorabile la scena del telecomando).
[talking to the viewers, breaking the fourth wall]
Paul: What do you think? Think they stand a chance?
Nessuna chance per la famiglia, più inerme che mai: il male ha la meglio sul bene e la morale se ne va a quel paese. Niente lieto fine, se qualcuno davvero ci sperava. La banalità del male trionfa nel silenzio della notte e Paul e Peter hanno già trovato le loro nuove vittime.


Luglio 20th, 2008 at 9:15 am
Ora aspettiamo solo LUI….Why so serious??? hihihihihi
Luglio 21st, 2008 at 8:34 pm
Meglio la tua recensione del film!
Luglio 4th, 2009 at 10:47 am
Consiglio caldamente di vedere la versione del 1997. E’ molto più sconvolgente. Vedere attori come Naomi Watts, Tim Roth o Michael Pitt, già arcinoti e stravisti in tanti altri ruoli, alla fin fine rassicura sin da bel principio: tranquilli, si tratta di un thriller di pura fiction con il protagonista di “the Dreamers”. Recitato da facce austriache sconosciute, acquista invece un fascino straniante: l’estremo realismo cozza con i sadici inserti di metacinema, e lo spettatore, coinvolto nel turbine di violenza gratuita, è portato a riflettere sulla propria condizione di abituale fruitore compiaciuto di scene efferate nei thriller “canonici”.