4 Marzo 2008
Francis Bacon in mostra a Palazzo Reale
Una mostra interamente dedicata a Francis Bacon: così Milano festeggia (in anticipo rispetto a Londra, Madrid e New York) il centenario della nascita dell’artista, considerato unanimemente l’ultimo grande maestro del novecento. Dal 5 marzo al 29 giugno, a Palazzo Reale, sarà di scena l’arte di un genio tormentato che ha saputo tradurre in pittura il malessere dell’uomo moderno.
In un mondo devastato dalla guerra e dalle mille contraddizioni cresceva il giovane Bacon. Di costituzione debole e affetto da asma e parecchie allergie, Francis col tempo cominciò a manifestare anche i primi disturbi psichici (tra cui uno spiccato e ossessivo interesse per deformità e mutilazioni) e, soprattutto, omosessualità e masochismo. Venne cacciato di casa a 17 anni, quando fu scoperto dal padre ad indossare la biancheria intima della madre. Nato in Irlanda, si trovò a girare l’Europa da solo, guadagnandosi da vivere con i lavori più umili e degradanti. Da Londra a Berlino, fino a Parigi: Francis strinse le prime vere amicizie e coltivò diversi interessi tra cui l’arte, il design e il cinema.
Allestì la sua prima mostra nel 1929, ma il successo arrivò solamente a metà degli anni ‘40. Bacon si muoveva sulla scia del surrealismo, ma la sua arte rivelava anche delle peculiarità del tutto inedite ad ogni movimento artistico. Per questo i dipinti di Bacon impressionarono e spiazzarono la gente; la terrorizzarono a tal punto che molti, interrogati a proposito, ammisero di aver provato sollievo nell’abbandonare l’esposizione.
Ciò che turbava gli spettatori era il non saper dare un nome ai soggetti ritratti da Bacon. Bacon ritraeva infatti l’uomo nel suo conflitto tra razionalità e irrazionalità, tra esteriorità e interiorità: ne uscivano inquietanti mostri, orrendi brandelli di carne e ossa. Il terrore di qualcosa di sconosciuto ma di interno ad ognuno di noi: il terrore dell’uomo.
Col tempo la fama di Bacon crebbe in modo esponenziale anche a livello internazionale. Temi ricorrenti nella sua produzione e oggetto di molti dibattiti furono in particolare i dipinti sui papi e sugli uomini incravattati immortalati in un perpetuo urlo di dolore. Bacon cercava costantemente di ottenere la massima tensione emotiva possibile e lo faceva isolando e imprigionando, in gabbie quasi invisibili su sfondi di colore uniforme, singoli soggetti, trasformandoli in fantasmi e esplicitando il loro dolore sottolineandone le terribili smorfie facciali.
Dotato di un’intuizione e di una capacità creativa fuori dal comune, Bacon traeva spesso ispirazione da fotogrammi di film, da libri, da fotografie e da riviste che ammucchiava in modo disordinato nel suo studio. Le sue influenze erano le più disparate: dal cubismo di Picasso alle fotografie di pugili e animali, dal cinema espressionista alle tragedie greche (Bacon leggeva spesso Eschilo).
Amava dipingere nel più totale caos, condizione ideale (a detta dello stesso artista) per alimentare la sua vena creativa.
Il disordine esteriore del suo studio rifletteva certamente quello interno alla sua psiche, il cui equilibrio venne compromesso dalla morte di alcune persone care (tra cui un amante, morto suicida). L’arte era la sua valvola di sfogo, lo strumento per liberare il tormento che lo logorava costantemente e che vediamo riflesso nei suoi dipinti.
Così, nell’arte di Bacon la realtà è trasfigurata e distorta per mostrare la sua vera essenza. I suoi dipinti sono specchi che catturano l’umanità nella sua tragica condizione: la natura umana è nuda, riconsegnata al suo stato più selvaggio, violento.
I suoi soggetti cercano incessantemente di muoversi, di prendere “forma” in ambienti vuoti e desolati, caratterizzati da pochi oggetti enigmatici che ricorrono ossessivamente nella sua produzione (lampadine, sedie da dentista, tavolini e porte). Figure umane lottano, si accoppiano, si stringono in violenti abbracci: si sfigurano e si scompongono, alla ricerca di una verità che vada aldilà della realtà materiale.
Verità che Bacon indagò continuamente in questo equilibrio tra orrido e sublime, mettendo a nudo la paradossalità dell’esistenza umana: così terribile, così magnifica. In questo modo Bacon si fece indagatore degli oscuri meandri dell’animo umano e seppe, più di ogni altro artista, elevare il dolore dal particolare della sua soggettività all’universale della condizione di ogni uomo.
“Come posso dipingere rose rosse nel secolo degli orrori?” disse Bacon, l’artista che ammise di aver cercato in tutti i modi di dipingere la bellezza di sorriso, senza mai riuscirci.
BACON - Milano, Palazzo Reale
5 marzo - 29 giugno 2008Orari:
Tutti i giorni 9.30 – 19.30
Lunedì 14.30 - 19.30
Giovedì 9.30 - 22.30
La biglietteria chiude un’ora primaPer informazioni dettagliate sulla mostra consultate il sito ufficiale.


Marzo 5th, 2008 at 6:45 pm
Figazzerrimo… “I’m optimistic!” “What are you optimistic about?” “I’m optimistic about nothing” XDD
Marzo 8th, 2008 at 2:34 pm
bacon è un figo.
il trittico della crocifissione è qualcosa di sensazionale.
Aprile 4th, 2008 at 3:08 pm
Innanzitutto volevo sinceramente complimentarmi con te (spero di poterti dare del tu!) per questo sito straordinario, ricchissimo di spunti culturali. E poi volevo dirti che Bacon è uno dei miei artisti preferiti. Peccato che vivo a Marsala per ora e la mostra è a Milano!