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Control, the life of Ian CurtisEsce a fine settembre ottobre, nelle sale italiane, Control di Anton Corbijn. Il film è incentrato sulla fragile e tormentata figura di Ian Curtis, leader dei Joy Division che si tolse la vita a 23 anni dopo aver consegnato alla storia due album (e altre canzoni) memorabili.

La storia è tratta dalla biografia scritta da sua moglie (Deborah Curtis), “Touching from a distance” (in italiano “Così vicino, così lontano“).

Il bianco e nero della pellicola sembra ridare vita alla Macclesfield (vicino a Manchester) grigia, tutta fabbriche e ciminiere, di quegli anni: nel 1973 Ian è un ragazzo di 16 anni che nel tempo libero, lungi dallo studiare, si barrica in camera ad ascoltare la sua musica preferita (David Bowie, Lou Reed, Velvet Underground), a leggere (Ballard, Burroughs) e a fumare. Conosce Debbie, che diventerà sua moglie. Canta in una band, i Warsaw, che diventeranno i Joy Division.

Passa il tempo, siamo sulla fine degli anni ‘70. E all’improvviso arriva il successo con tutti i suoi inconvenienti. L’epilessia, innanzitutto: spesso gli attacchi lo colgono perfino durante le sue esibizioni live. L’amore, soprattutto: dopo il matrimonio e una figlia con Debbie, Ian conosce ad un concerto la belga Annik. Senza adeguate cure per la sua malattia, incapace di gestire il successo e la sua situazione sentimentale e schiacciato da responsabilità che gli appaiono come macigni, Ian è sempre più chiuso e solo in tutta la sua fragilità.

Control, the life of Ian Curtis

Impreziosita dalla straordinaria e intensa interpretazione di Sam Riley e dalla colonna sonora quasi interamente composta da canzoni dei Joy Division (tra cui Love Will Tear Us Apart, She’s Lost Control, Disorder), la pellicola scorre lentamente, e, tra silenzi spettrali e urla strazianti, lascia intravedere nelle sue maglie la luce di un finale tragico ma liberatorio, catartico.

E’ sulle note di Atmosphere che si chiude la storia di Ian. L’urlo di sua moglie, la disperazione dei suoi amici, un senso di vuoto incolmabile a sopraffarci. Il fumo nero di una ciminiera e le ultime, toccanti, parole di Ian che salgono verso il cielo: Don’t walk away…

Walk in silence
Don’t walk away, in silence
See the danger
Always danger
Endless talking
Life rebuilding
Don’t walk away

Walk in silence
Don’t turn away, in silence
Your confusion
My illusion
Worn like a mask of self-hate
Confronts and then dies
Don’t walk away

People like you find it easy
Naked to see
Walking on air
Hunting by the rivers
Through the streets
Every corner abandoned too soon
Set down with due care
Don’t walk away in silence
Don’t walk away


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