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Pc crashingQuanto sia in continuo sviluppo l’universo virtuale su cui navighiamo lo vediamo ogni giorno coi nostri occhi: sempre più portali aggiornati quotidianamente, sempre più gente che legge, scrive e condivide.

E’ proprio questo il verbo chiave del cosiddetto web 2.0: to share. E’ sempre più un mondo portato avanti dai suoi stessi “abitanti”, senza l’aiuto dei quali sarebbe probabilmente destinato alla rovina. Pensate ai nuovi servizi che hanno spopolato negli ultimi tempi: YouTube per i video; Flickr per le foto; Wikipedia per ogni tipo di informazione. Sono tutti servizi creati da qualche mente geniale ma sostenuti dal contributo costante e in continua crescita degli utenti.

Ogni giorno ne nascono centinaia di nuovi, quasi tutti però destinati ad un breve periodo di gloria seguito da una inevitabile caduta nell’oblio virtuale. Questo perchè il traffico è sempre più monopolizzato dai grandi colossi della rete, basti pensare a siti del calibro di Yahoo e Google.

Prendiamo ad esempio proprio Google: nato nel 1998 come motore di ricerca, ora è un portale a tutti gli effetti che alla funzione di ricerca affianca news, mail, blog e servizi di tutti i tipi. Finiremo per navigare nel Googleweb? Molti già si lamentano del trattamento dei dati che Google raccoglie sui suoi utenti, conservando le cronologie delle loro ricerche per un periodo troppo esteso (circa due anni) e violando quindi la loro privacy, nonchè, si pensa, servendosi di questi dati per fini pubblicitari.

Privacy: un’altra parola chiave del nuovo web 2.0. O meglio, una parola che il web 2.0 ha quasi completamente fatto dimenticare. Sembra che molti utenti provino un irrefrenabile desiderio di mostrarsi, farsi conoscere. Nascono così decine e decine di social networks: ci si iscrive per rimanere in contatto con gli amici e per farsene di nuovi, si finisce per accatastare foto, informazioni e commenti da dare in pasto a milioni di sconosciuti. Sia ben chiaro: non condanno questi network per quello che offrono, io stesso sono iscritto ad alcuni di loro e credo che siano un buono strumento per mantenere i contatti con animi e conoscenti. Condanno tutto ciò che possono provocare: pensate per esempio a quante informazioni su di ognuno possiamo consultare. Possiamo conoscere una persona senza nemmeno parlarci, possiamo sapere tutto di uno sconosciuto semplicemente con un click. Il web si sostituisce così alla vita reale, nonostante l’obiettivo di siti del genere sia anche (e soprattutto, secondo me) quello di favorire le amicizie nella vita reale!

Parlando di web che si sostituisce alla vita reale è impossibile poi non nominare le vere e proprie comunità virtuali. Alzi la mano chi non conosce Second Life, il metamondo tridimensionale in cui ognuno può crearsi un alter ego virtuale e una vita alternativa in grado di soppiantare quella reale. Dite che è questo il miracolo del world wide web? Io dico che è la sua vergogna, il motivo per cui passo sempre meno tempo online e per cui invito chiunque a vivere la sua First Life.


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