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VacancyVacancy di Nimrod Antal sembra inserirsi nella categoria di film horror estivi da cui veniamo prontamente sommersi ogni anno: trailer tutti uguali, originalità della trama zero, scopiazzature evidenti o remake imbarazzanti. Così almeno ho pensato prima di andarlo a vedere, probabilmente scoraggiato dal pessimo Catacombs visto la settimana prima.

Il film si è rivelato invece una piacevole sorpresa. Intendiamoci: non è certo un capolavoro e nemmeno un film che si avvicini ai classici del genere. E’ comunque valido e discretamente coinvolgente, cosa assai rara per gli horror/thriller moderni, soprattutto se ispirati a quelli del passato. La trama si richiama palesemente a Psycho, così il teatro del massacro preannunciato è un motel semi-deserto, coperto dalle tenebre di una notte che sembra infinita. Ci giunge una coppia in crisi, ad un passo dal divorzio. La loro idea di viaggiare in auto su una stradina secondaria non è stata proprio brillante: i due riportano danni al motore e sono costretti a fermarsi. Un classico, insomma.

Arrivati al motel, accolti da uno strambo direttore e circondati dagli immancabili uccelli impagliati “alla Psycho“, ottengono una stanza per passare la notte in santa pace. Chi ha un pò di dimestichezza col genere saprà però che ciò non accadrà mai; i due, difatti, scoprono in breve tempo di essere in trappola. Trovano una cassetta vicino al televisore, la guardano e in breve realizzano che le brutali scene di stupri e assassinii che stanno osservando sono state filmate nella loro stessa stanza! E’ il momento di massima tensione, preannunciato dal trailer (che svelava praticamente l’intero svolgimento della trama) ma comunque ben riuscito. Iniziano poi i tentativi di fuga, e il film prosegue con una caccia all’uomo ad opera di due tipi mascherati evidentemente in combutta col direttore del motel.

Non c’è nessuna scena che faccia gridare al miracolo, ma nemmeno alcuna monotona (giusta la scelta di una durata del film non molto estesa - circa 80 minuti). Il film è discretamente avvincente, ricco di scene adrenaliniche e colpi di scena dietro l’angolo. Il fatto di richiamarsi ad un capolavoro come Psycho lo influenza solo relativamente: il regista sceglie di concentrarsi quasi esclusivamente sui due protagonisti e di vedere tutto dai loro occhi, mentre vengono trascurate la psicologia dei nemici e l’indagine poliziesca presenti nel capolavoro di Hitchcock.

Il finale, purtroppo, non è all’altezza e si consuma in un lieto fine terrificante: lei, unica donna al mondo che sa caricare una pistola in un film horror, uccide brutalmente il direttore e i suoi due scagnozzi; lui, colpito al petto e ferito a morte, si rialza miracolosamente quando lei gli si avvicina piangendo. E vissero felici e contenti…


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