13 Dicembre 2007
Paranoid Park di Gus Van Sant
Gus Van Sant torna a raccontare di giovani: il suo nuovo film, nelle sale italiane da qualche giorno, prosegue l’indagine sull’adolescenza che aveva già intrapreso in Elephant, palma d’oro e miglior regia a Cannes nel 2003.
Paranoid Park è la storia di Alex, giovane skater sedicenne che frequenta il liceo a Portland. Un giorno qualsiasi il suo migliore amico lo invita ad uno skate park dove non erano mai stati: Paranoid Park. Alex teme di non essere pronto, ma il suo amico replica: “Nessuno è mai pronto per Paranoid Park”.
E’ a partire da questa proposta che si sviluppa, lungo tutta la durata del film, la storia, raccontata in modo frammentario e seguendo un ordine non cronologico, di Alex. Una storia ambientata nel mondo dei ragazzi, girata in super8 e in 35 mm tra i corridoi del liceo, le distese d’erba vicino alla casa di Alex e i luoghi di ritrovo dei giovani. Una storia narrata come in un diario personale dove si tralascia tutto ciò che è accessorio e ci si concentra su alcuni attimi (purtroppo) indelebili.
Così per Alex: la prima volta a Paranoid Park ma anche, e soprattutto, la seconda. Questa volta da solo, una sera in cui finisce per uccidere accidentalmente una guardia nella stazione lì vicino. Un segreto, un terribile segreto che Alex vorrebbe confidare a qualcuno ma che alla fine riesce solo a scrivere su un foglio di carta. Alex è serio, silenzioso, sempre pensieroso. Guarda fisso nel vuoto, mentre cammina o mentre parla con qualcuno: nessuno riesce a capire il suo sguardo, spesso nascosto dai riccioli e dal cappuccio della felpa. Il suo silenzio, poi, nella pellicola emerge più di qualunque altra parola: è il sintomo inconfondibile del disagio adolescenziale e dell’incomunicabilità di questo grande spettro.
Alex non è un ragazzo povero, ha tutto ciò che serve per vivere dignitosamente. Gli manca, però, qualcuno con cui parlare: i suoi si stanno separando e i rapporti familiari si sgretolano inesorabilmente; i suoi amici non lo capiscono, la sua ragazza men che meno. Alex è solo, come condannato in eterno dal suo segreto: vede le ragazze scherzare, i ragazzi divertirsi con nulla; lui non ci riesce e forse non ci riuscirà mai più.
In un clima di superficialità e di perdita di valori concreti, forse tragicamente inevitabile, si consuma la giovinezza di Alex che, tuttavia, riesce ancora a ritagliarsi una parte di mondo che gli appartiene sognando pomeriggi sullo skate in compagnia di altri ragazzi.




Dicembre 16th, 2007 at 6:45 pm
Deve essere molto bello!! peccato che nelle multisale qui vicino nn se ne veda neanche l’ombra! ‘_’