17 Settembre 2007
Old Boy: la tragica vendetta coreana
Ho visto finalmente Old Boy, film vincitore del Gran Prix al festival di Cannes 2004. Per la trama, il regista Park Chan-Wook si è ispirato ad un manga omonimo ma, a differenza di quello che spesso accade, il risultato non è una brutta copia del prodotto originale, anzi.
La storia è quella di Oh Dae-su, un uomo sposato e con una figlia che, un giorno come altri, viene rapito e rinchiuso in una stanza. Trascorre lì quindici anni e, una volta libero, ha occhi solo per la vendetta. Deve però scoprire chi ha deciso di rinchiuderlo per tutto quel tempo, e perché: è l’inizio di un’indagine che prenderà risvolti agghiaccianti e segnerà per sempre la sua persona.
Il film inizia e un flashback ci riporta al giorno del rapimento di Dae-su; vengono poi ripercorse le tappe della sua lunga prigionia fino alla liberazione: si comincia. Si nota da subito la mancanza di veri e propri dialoghi: sembra parlare solo la mente del protagonista. Una frase lo accompagna per tutto il suo viaggio:
Sebbene io sappia di essere peggio di una bestia, non crede che abbia anch’io il diritto di vivere?
Dae-su è nelle condizioni di una bestia che, privata di ogni affetto e conoscenza al mondo, si è liberata dalla gabbia e vuole riscattarsi. Incontra subito una ragazza misteriosa, se ne innamora ma non può che essere sospettoso nei suoi confronti: Dae-su cerca il suo rapitore, l’uomo che ha cancellato la sua intera vita, e ogni sospetto e indizio lo possono aiutare a farsi strada in questo labirinto.
Il film si distingue subito per i temi forti e l’incedere faticoso, crudo e inesorabile della trama verso la sua risoluzione. Il regista gioca molto su scene poco movimentate (alcune inquadrature ricordano Kubrick) e su un silenzio opprimente che scandisce meglio di ogni rumore il ritmo della vicenda.
In molti hanno avvicinato il film a Kill Bill, in entrambi infatti gioca un ruolo importante la sete di vendetta. Io penso però che Old Boy si discosti un pò dalla pellicola tarantiniana. Innanzitutto il male qui è una cosa seria e il dolore si legge sulle facce, negli occhi dei protagonisti; niente a che vedere con la violenza “fumettosa” di Tarantino, col sangue che esce a fiotti e con l’atmosfera pulp delle sue pellicole. Lo stesso tema della vendetta si sviluppa in modo differente nei due film. La sposa di Kill Bill scampa alla morte per puro caso e, una volta sveglia dal coma, conosce i nomi dei suoi assassini; sa dove trovarli e come farli a fettine. La vendetta di Dae-su è molto più problematica, decisamente più tragica. Dae-su è libero perchè qualcuno vuole farsi trovare da lui. Dae-su si vuole vendicare ma non sa dove andare. Per lui, prima della vendetta, c’è l’indagine. Il protagonista insegue la verità a qualsiasi costo, anche se essa si può rivelare terribile.
Dae-su ricorda l’Edipo re di Sofocle, intenzionato a conoscere e destinato a soffrire per la dolorosa verità. Il nemico di Dae-su, l’uomo misterioso che l’ha fatto imprigionare, è la sua Sfinge. Come il mostro che opprimeva Tebe, formula infatti l’indovinello che, se risolto, sancirà la sua morte. E’ l’enigma chiave del dramma: perché ha deciso di rinchiudere e, soprattutto, perché ha deciso di liberare Dae-su. La riconquista della libertà si trasforma a poco a poco in una perdita totale della sua persona, per Edipo così come per Dae-su.
Non mancano poi evidenti richiami alla tragedia greca di Sofocle, tutti concentrati nella parte finale del film. Non vi svelo nulla perché Old Boy è un film da vedere e da apprezzare in tutti i suoi risvolti e in tutta la sua enigmatica complessità; sarebbe un peccato rovinarsi una trama geniale e particolare come questa.
