24 Settembre 2007
L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, O. W. Sacks
L’avevo trovato quasi per caso sugli scaffali di una libreria; ne avevo sentito parlare molto bene su un giornale e così l’ho comprato. Dopo qualche giorno, parlandone con un mio amico, ho scoperto che era lo stesso libro che ci aveva consigliato il nostro professore di filosofia. E aveva ragione: è davvero una lettura interessante. L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello è una raccolta di casi clinici più unici che rari: ventiquattro storie di pazienti affetti da gravi patologie cerebrali raccontate da Sacks con la scrupolosità di un brillante neurologo e con la meraviglia e la curiosità di ognuno di noi.
Oliver Sacks è un neurologo, ma il suo rapporto con la neurologia è simile a quello di Groddeck con la psicoanalisi. Perciò Sacks è anche molte altre cose: «Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse anche sono insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia».
E anche questo va aggiunto: Sacks è uno scrittore con il quale i lettori stabiliscono un rapporto di tenace affezione, come fosse il medico che tutti hanno sognato e mai incontrato, quell’uomo che appartiene insieme alla scienza e alla malattia, che sa far parlare la malattia, che la vive ogni volta in tutta la sua pena e però la trasforma in un «intrattenimento da Mille e una notte».
Sacks non ci elenca i suoi casi freddamente e razionalmente, come potrebbe fare una cartella clinica. Preferisce raccontarci la storia dei suoi pazienti entrando in contatto con loro, cercando di instaurare un rapporto umano per comprenderli fino a fondo e, solo allora, trarre delle conclusioni. Sacks si trova di fronte a casi disperati e spesso incurabili, deficit talmente evidenti da non lasciare nemmeno un briciolo di speranza e persone che sembrano estranee al mondo, perfino alla condizione di uomo. Cerca di capire come ci si sente in simili situazioni, si pone di continuo domande sulla loro condizione, confronta le loro esperienze con quelle di altri pazienti. Il suo studio non si limita all’aspetto esteriore: il neurologo indaga anche il carattere, le abitudini, gli interessi dei propri pazienti. La mente e il cuore, oltre che il fisico. E, puntualmente, Sacks riesce a tirare fuori il meglio da ognuno di loro.
C’è l’uomo che non riconosce nemmeno i propri familiari in volto ma vive grazie alla passione per la musica; ci sono i gemelli che, attraverso i numeri, trovano un senso e un ordine nel mondo; c’è l’artista autistico che ama disegnare all’aria aperta; l’uomo che ha perso la memoria ma si commuove ogni volta che vede suo fratello, e così via.
Sono gli eroi che popolano le cliniche di tutto il mondo: costretti a combattere una guerra silenziosa contro la loro malattia e la solitudine, rischiando di perdere la propria identità. La gente non li conosce, spesso li evita; li etichetta come diversi e volta la faccia quando li vede. La loro più grande sfida, allora, è trovare un senso in tutto ciò che fanno. Sacks ce li descrive proprio in questa ottica e ci ricorda che ogni uomo, malato o sofferente, è pur sempre un uomo. E, forse, lo è di più di molti “sani”.

Settembre 24th, 2007 at 12:59 pm
Bellissima recensione. Stupenda la conclusione!!!
Settembre 27th, 2007 at 8:21 pm
Ce ne parlarono a psicologia, ricordo che sul momento mi interessò davvero molto!
Mi piacerebbe noleggiarlo o acquistarlo, le tue recensioni fanno sembrare golosa anche una “pizzosa! tragedia greca T_T
Ok, fine commento da ingnorante… E soliti calorosi saluti a te e consorte!
kiara