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I dolori del giovane Werther, GoetheC’è chi lo considera il capolavoro in prosa dello Sturm und Drang (tempesta e passione), movimento letterario tedesco che nacque nella seconda metà del ‘700; c’è chi lo indica perfino come il primo best seller della storia della letteratura. I dolori del giovane Werther è, di fatto, un libro che ha fatto parlare parecchio di sé e, ancora oggi, ha un suo fascino particolare.

Opera giovanile di J. W. Goethe, questo romanzo epistolare si sviluppa intorno alla figura di Werther, artista colto e raffinato. Il giovane, dalla campagna, intrattiene una corrispondenza scritta con l’amico Guglielmo, uno spunto per la narrazione più che un reale interlocutore. Conosciamo Werther attraverso le sue lettere. Non sappiamo nulla sul suo aspetto, non abbiamo alcuna descrizione dettagliata della sua persona; eppure le sue parole ci consegnano il migliore ritratto di questo ragazzo. Leggiamo le sue lettere e ci troviamo la sua anima; leggiamo e pensiamo: è davvero per questo che esiste l’arte, per rendere eterno un attimo, un pensiero, un sentimento. Goethe riesce a fermare il tempo dell’anima di Werther e il flusso di questo tempo ci travolge, dalla prima all’ultima pagina.

Werther è, innanzitutto, un “diverso”. Si sente estraneo allo snobismo della classe aristocratica e viene visto di cattivo occhio anche dalla borghesia per via del suo carattere molto particolare. Werther è diverso per la sua innata sensibilità e vive tra gente che non lo comprende fino a fondo. C’è sempre un rifugio, però, per ogni emarginato. Werther lo trova nella natura, a cui lo lega un profondo legame panteistico. La natura è lo specchio della sua anima. Una giornata di sole, in compagnia di qualche caro conoscente e dei versi di Omero, è per lui la somma tranquillità a cui ogni uomo deve aspirare; una notte di tempesta è, metaforicamente, simbolo dei forti moti che agitano il suo cuore e non lo fanno dormire.

Proprio in una simile notte Werther conosce Carlotta. Sembrava un’incontro come tutti gli altri ma è bastato uno sguardo, un suo sorriso, per riempire il cuore del giovane di quella luce magica chiamata amore.

“Guglielmo, cos’è mai per il nostro cuore il mondo senza l’amore? Una lanterna magica senza la luce!”

esordisce Werther nella lettera del 18 luglio. Trascorre un’estate da favola, ogni giorno aspettando impazientemente il successivo, ardendo di un’amore quasi estraneo a questo mondo. Il suo è un sentimento totale e totalizzante: è l’amore come fusione totale nell’infinito, come eternità di un attimo trascorso guardandosi negli occhi. Carlotta è tutto per lui, ma il suo è un amore impossibile. Carlotta è destinata a rimanere solamente, per Werther, la silhouette che lui le ha dipinto e che conserva gelosamente: un sogno proibito, un’ombra evanescente, un desiderio senza forma né sostanza. La ragazza è già promessa sposa di Alberto, l’antitesi vivente di Werther. Come Werther è un sognatore, sempre con gli occhi al cielo e la testa fra le nuvole, così Alberto è un tipo decisamente pragmatico e coi piedi per terra.

L’amore di Werther si tinge progressivamente di delusione, disperazione, follia. Non gli serve a nulla scappare, il pensiero fisso di Carlotta è dentro di lui come una fiamma eterna.

“Come la sua immagine mi perseguita! Che io vegli o sogni, mi riempie tutta l’anima. Qui, se chiudo gli occhi, qui, sulla mia fronte, dove si racchiude tutta la potenza visiva, stanno i suoi occhi neri. Io chiudo gli occhi, ed eccoli, eccoli come un oceano davanti a me, dentro di me, occupano tutti i miei pensieri…”

L’anima di Werther non trova pace, lacerata dal ricordo di ore intere di felicità e dalla consapevolezza che è stata tutta una grande illusione.

“La sua presenza, il suo destino, l’interesse che lei prende al mio, fanno sgorgare le ultime lacrime dal mio cervello disseccato. Alzare il sipario, e passarvi dietro: questo è tutto! e perché temere, ed essere indecisi? Forse perché non si sa che cosa avviene di là? o perché non si ritorna? E perché è innato al nostro spirito l’immaginare tenebre e confusione nei luoghi di cui non sappiamo nulla di certo?”

Il drammatico finale è uno dei punti più alti raggiunti dalla letteratura: un’epilogo di un’intensità unica, impossibile da leggere con distacco e da dimenticare.

Goethe ci ha regalato una delle più pure rappresentazioni dell’amore direttamente dalle parole, spesso slegate e prive di rigore sintattico ma straordinariamente vere, di Werther. Questo giovane non è mai esistito, eppure vive in ognuno di noi. Werther è morto, eppure è ancora qui con noi. Werther è immortale.


3 commenti a I dolori del giovane Werther, J. W. Goethe
  1. Elena:

    Me lo devi prestare assolutamente!!! Da come ne parli vedo che hai avuto la stessa mia reazione con “Le affinità elettive”… Ormai si è capito: Goethe è veramente un grande.

  2. Matteo:

    e tu mi presterai le affinità elettive :)

  3. fabio:

    Ciao matteo,

    sono fabio, mi ricordo che al liceo un mio prof mi disse una volta di un libro…

    il tempo dell’anima..
    o
    il tempio dell’anima..

    ecco siccome noto che tu te ne intendi..

    non so, se riesci a farmi sapere dell’esistenza di libri con questi titoli…

    ti ringrazio..

    fabio


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