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30 Novembre 2007

Black Hole di C. Burns

Black Hole di Charles BurnsParlando di fumetti si finisce sempre per cadere nei soliti luoghi comuni che li considerano letture per ragazzi, disimpegnate, senza un minimo di spessore letterario. Quante eccezioni possiamo trovare, a queste etichette! Basti pensare alle graphic novels, i cosiddetti fumetti d’autore che poco (meglio: niente) hanno a che vedere con le strisce a fumetti per bambini.

Una graphic novel che mi ha sempre incuriosito e che, fortunatamente, sono riuscito a trovare in una libreria pochi giorni fa e a leggere, è Black Hole di Charles Burns. Iniziato intorno al 1994 e finito circa dieci anni dopo, Black Hole è sicuramente il capolavoro del celebre fumettista americano. “Black Hole parla della malattia dell’adolescenza. Alcuni guariscono, altri no” ha affermato Charles.

Black Hole è l’emblema della gioventù post-sessantottina perennemente in cerca di se stessa e continuamente persa di fronte alla realtà che ha intorno a sé. La droga, il sesso, la perdita di valori familiari e la voglia di evadere, l’irrefrenabile desiderio di scappare via: tutta la storia ruota intorno a queste tematiche, vissute attraverso le esperienze di un gruppo di ragazzi americani nella periferia di Seattle a metà degli anni ‘70.

Tutto inizia a scuola, durante un’esercitazione di biologia. Un ragazzo di nome Keith, mentre sta sezionando una rana, perde conoscenza. Quando si risveglia ricorda alcune visioni confuse, incubi frammentari di qualcosa di terribile che sta per accadere. Dai banchi di scuola al tempo libero, in compagnia di bottigliette di birra e spinelli: a poco a poco prende forma dietro l’angolo l’oscura faccia della realtà nella cornice quasi dantesca di una selva oscura. Il grande incubo collettivo che coinvolgerà tutti i ragazzi si chiama epidemia e i protagonisti, a poco a poco, ne vengono a conoscenza scoprendo la tragica situazione: nessuno sarà più se stesso.

Black HoleBlack Hole

Il contagio, che si trasmette attraverso rapporti sessuali, comporta differenti mutazioni per ognuno: a un ragazzo cresce una seconda bocca sul collo, ad un altro si deturpa orribilmente la faccia, a una ragazza spunta una piccola coda, un’altra ragazza si scortica e le cresce una seconda pelle…

E’ una metamorfosi fisica ma anche metafisica: le facce deturpate, le escrescenze e le deformazioni che spuntano sui corpi dei giovani sono, metaforicamente, l’espressione di un’adolescenza sofferta, snaturata: un doloroso passaggio dall’infanzia all’età adulta attraverso un buco nero.

Burns gioca gran parte del volume sull’aspetto psicologico dei suoi protagonisti: intere tavole rappresentano sogni (spesso incubi) e visioni spettrali in un black&white che lascia molto più spazio al black. Burns è un maestro del paradosso, della visione assurda della vita (qualcuno ha parlato di un inquietante iper-realismo). Ci si immerge a capofitto nelle sue tavole e non se ne esce più tanto sono perfette e stilisticamente uniche. Si scopre così un mondo diverso, dove ognuno cerca se stesso in una foresta di simboli incomprensibili.

Black HoleBlack Hole

C’è la coppia che fugge verso il mare in cerca di pace e libertà, il ragazzo innamorato ma non ricambiato che impazzisce, i ragazzi che si nascondono per non far vedere in giro la loro faccia deturpata, la ragazza che dipinge e si circonda di un mondo artificiale creato dalla sua matita.

Tutte vittime della superficialità della società e dei loro genitori ma anche, e forse soprattutto, del loro stesso mondo in cui la droga e l’alcool sono i migliori collanti per le amicizie. Giramenti di testa, sballamenti quotidiani: un modo per allontanarsi dalla realtà ma anche un modo per distruggerla, per svuotarla definitivamente di significato. E allora bisogna cercare qualcos’altro: una persona con cui parlare, un luogo dove stare da soli e rilassarsi. Un posto dove la faccia oscura della realtà è solo un ricordo lontano e, lasciandosi cullare dalle onde del mare, si riescono a vedere le prime stelle spuntare nell’immenso cielo blu.


3 commenti a Black Hole di C. Burns
  1. Elena:

    bella recensione…come sempre :)
    non è che il titolo mi cita “Black hole sun” dei Soundgarden, visto che la storia è ambientata a Seattle ed è stata iniziata nel ‘94?:D

  2. Matteo:

    Non saprei… può darsi ma può anche non darsi! Che risposta esauriente eh!

  3. Elena:

    sibillino direi!!


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