13 Settembre 2007
Benigni a Milano con TuttoDante
Grande spettacolo ieri sera al PalaSharp di Milano, in occasione della Festa dell’Unità. Era di scena Roberto Benigni con TuttoDante, una sua rivisitazione personale e molto brillante dei versi danteschi per trasmetterne l’importanza e la profondità.
Il tutto inizia verso le nove e un quarto. Benigni apre lo spettacolo con una buona ora di satira contro i politici o coloro che si dicono tali. Berlusconi, Prodi, Mastella, Calderoli: Roberto ne ha per tutti, e viene ricompensato spesso con risate e applausi da parte del pubblico.
Anch’io ho apprezzato il suo umorismo schietto, anche se ora mi chiedo se non fosse stato più opportuno dedicare più tempo alla seconda parte dello spettacolo, ovvero a Dante. Certo, lui è un comico prima di tutto, però credo che ieri il vero spettacolo sia iniziato verso le dieci quando Roberto ha introdotto, un po’ all’improvviso, l’Inferno dantesco. Certo, due ore di Divina Commedia sarebbero difficilmente digeribili, allora forse sarebbe stato meglio giocare di più sul rapporto tra il mondo di Dante e quello moderno. Benigni l’ha fatto a sprazzi, con il suo solito modo di dire le cose. E non si può certo dire che non abbia fatto divertire.
Ore dieci circa, Benigni introduce la prima cantica della Commedia dantesca e, in particolare, il quinto canto. La cornice infernale racchiude le anime dei lussuriosi: Semiramide, Didone, Cleopatra, Elena di Troia, Achille, Paride, Tristano e migliaia di altre, costrette ad essere sbattute eternamente da una tempesta infernale. Ma è sulle due anime di Paolo e Francesca che Benigni indugia di più, e lo fa toccando le corde del nostro cuore. Amore e morte, Eros e Thanatos, gioia e dannazione: Benigni racconta l’infelice destino che ha unito i due amanti per sempre, anche nell’aldilà.
Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.”Queste parole da lor ci fuor porte.
La poesia eleva la nostra anima, sostiene Benigni. Ci aiuta a scoprire i nostri sentimenti, a scoprire noi stessi. Saremmo dei barbari che non conoscono la propria anima, dice Roberto, se non avessimo le parole dei poeti ad aprirci le porte su di essa. E Dante, sostiene, ha scritto il più grande capolavoro di tutti i tempi. La Commedia, prosegue, ci fa scoprire l’importanza della nostra vita e delle nostre azioni. Ci mostra la nostra unicità, la libertà che porteremo con noi per sempre. Ci insegna a vedere le persone nella loro individualità, ad interrogarci su ciò che sta al di là dell’apparenza.
Benigni chiude con la lettura del canto, rigorosamente a memoria. Lo spettacolo finisce verso le undici e un quarto, e il pubblico sembra averlo proprio gradito: standing ovation e applausi a non finire. Grande Roberto, ci hai fatto sognare.


Settembre 13th, 2007 at 5:32 pm
Credo lo spettacolo più coinvolgente che abbia mai visto… Benigni parla al cuore.