6 Settembre 2007
Amleto, W. Shakespeare
Amleto: il capolavoro del teatro tragico shakespeariano, nonché uno dei personaggi più affascinanti ed enigmatici della storia della letteratura. Un incredibile concentrato di attesa, azione, dubbio e riflessione fanno da cornice a quello splendido protagonista nella cui maschera molti hanno visto William Shakespeare in persona.
Il principe Amleto ricalca le orme dell’Oreste eschileo e dimostra un’acutezza degna dell’Edipo di Sofocle ma, tuttavia, è così sfuggente e complesso che nessuna definizione gli rende pieno merito. Possiamo però dire questo: è senza dubbio la creazione più elevata del teatro elisabettiano.
Si apre il sipario, la tragedia comincia a notte fonda nella reggia di Danimarca. Il buio avvolge nella silenziosa oscurità il luogo di un terribile delitto e porta con sé nuove minacce. Un re è stato ucciso per il suo trono e la moglie corre tra le braccia del suo assassino. Che razza di mondo è? Un giardino abbandonato in cui regnano solo meschinità e superficialità. C’è del marcio in Danimarca.
Un fantasma vaga senza pace nelle tenebre: urla il nome della giustizia per il suo assassinio; chiama il figlio omonimo, Amleto, per vendicare la sua morte. Il principe giura, ma presto si domanda se ne sarà davvero capace. Sorge il sole e scompaiono le tenebre; svanisce il fantasma. Restano le parole del padre, piantate come coltelli, nella coscienza di Amleto. Il dubbio lo uccide lentamente, l’esitazione lo consuma e lo isola dal mondo circostante. Ne nasce una nuova rappresentazione della realtà, una maschera di follia che lo protegge dallo sguardo di chi lo circonda. Il re vigliacco, la madre traditrice, la dolce Ofelia: chi potrebbe capirlo se dice la verità? Meglio mentire, fingere, delirare. Nascondere con la maschera l’inquietudine, l’angoscia e il timore. Che disgusto prova il principe per tutto ciò che lo circonda, quanto vorrebbe dire addio a questa prigione dello spirito e, nello stesso tempo, quanto è distante dal suo propostito!
Essere o non essere, si chiede. Vale davvero la pena vivere in questo inferno? Sopportare i colpi della sorte per poi morire; morire e marcire sotto terra, andarsene senza lasciare traccia? Solo delle ossa, ossa e polvere. “E’ tutto ciò per cui siamo stati creati?”, si strugge Amleto passeggiando con il fedele consigliere Orazio nel cimitero.
Il principe è confuso e cieco ma il destino lo chiama per compiere il suo corso; lui non ha scelta. Impugna l’arma fatale e corre verso l’ignoto, corre incontro a se stesso. Così a un crimine ne segue un altro, e la tragedia si consuma in un mare di sangue e di morte. La vendetta è compiuta, giustizia è fatta. Il silenzio avvolge la reggia, ora tutto è tranquillo. Termina così la tragedia di Amleto, principe di Danimarca.
“Good night, sweet prince”.

Settembre 6th, 2007 at 1:27 pm
Direi che con questa recensione possiamo aprire il primo numero del nostro “Gente di un certo livello”!!
Sei bravissimo…come sempre ^__-
Settembre 6th, 2007 at 3:40 pm
bel blog! conplimenti!
ciao ciao
Eleonora
ps. bellissimo Shakespeare!!