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28 anni fa moriva suicida uno dei più grandi poeti del rock, il leader dei Joy Division Ian Curtis.

Riposa in pace, Ian.

Ian Curtis - Love will tear us apart


SucurijuAvevo già parlato di serpenti tempo fa, ma sempre restando nei confini della realtà con video che, seppur incredibili, non lasciavano dubitare della loro veridicità.

Oggi mi voglio spingere un po’ oltre: so che leggere di serpenti giganti e creature leggendarie farà storcere il naso a molta gente, ma credo che un minimo di attenzione la meritino anche questi avvistamenti, seppure possano sembrare molto fantasiosi. Perché anche di avvistamenti si tratta, non solo di affascinanti leggende.

L’ultimo episodio, probabilmente il più importante per il numero di testimoni e la documentazione fotografica dei danni provocati dal ‘mostro’, risale ad una decina di anni fa.

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bottoni.jpgNoi tutti conosciamo, per esperienza diretta o meno, le più comuni fobie dell’umanità: l’agorafobia (paura degli spazi aperti), la claustrofobia (paura degli spazi chiusi), l’ereutofobia (paura di diventare rossi), la zoofobia (paura degli animali) eccetera.

Ben pochi (compreso il sottoscritto, fino a pochi minuti fa) hanno mai sentito parlare della koumpounofobia, la paura dei bottoni. Non è uno scherzo, ma una fobia vera e propria documentata in parecchi casi. Sebbene ogni persona afflitta da questa strana fobia abbia sempre pensato di essere l’unica al mondo, si stima che in media una persona su 75000 ne soffra.

La koumpounofobia è un vero e proprio rifiuto dei bottoni, che puo’ essere più o meno accentuato: alcune persone non riescono a portare abiti con bottoni, altre nemmeno a stare a pochi metri di distanza da gente che li indossa.

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Schels, Life before Death

Il passaggio dalla vita alla morte testimoniato dagli scatti di una macchina fotografica. Un’idea unica, quella del fotografo tedesco Walter Schels (72 anni). Un’idea che sta riscuotendo un enorme successo con la mostra “Life before death” in corso (fino al 18 maggio) a Londra alla Wellcome Collection di Euston Road.

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Friedrich Dürrenmatt“Un requiem per il romanzo giallo”: un sottotitolo perfetto per questo romanzo, probabilmente l’opera migliore dello scrittore (ma anche drammaturgo e pittore) svizzero Friedrich Dürrenmatt. Sottotitolo perfetto perché La promessa è sì un romanzo giallo, ma è anche (e soprattutto) la definitiva negazione e il capovolgimento dei capisaldi su cui si basa questo genere: un giallo, quindi, che mostra tutti i limiti e le assurdità di un modello investigativo così distante dalla realtà della nostra esperienza.

La promessa è una storia drammaticamente realistica e crudele, la storia di un poliziotto e della sua ossessione: scoprire l’identità dell’assassino di tre bambine accomunate da una straordinaria somiglianza. Un caso complesso che sembrerebbe risolversi quando uno dei sospettati, durante un lungo interrogatorio, confessa di essere il colpevole. Un caso che però sembra ben più intricato agli occhi del freddo e impassibile commissario Matthäi, il migliore nel suo ruolo.

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